Non so se chi legge questo blog guarda prima il video, oppure se accade il contrario. In ogni caso, questo volta partiamo dal primo:
House diagnostica al paziente la “sindrome dello specchio”. Chi è affetto dalla sindrome dello specchio – ci spiega House – non riuscendo a capire chi sia e dove sia, utilizza le informazioni che trova per strada per coprire i vuoti che ha: vede un medico e crede di essere un medico; vede una commessa e pensa di essere una commessa. E così via.
Malattia a parte, “riempire i vuoti” – per dirla come House – non è poi una cosa così tanto patologica. Anzi, forse non lo è per niente.
Riempiono i vuoti, ad esempio, le persone che sono molto esperte all’interno di un campo. Pensiamo a un degustotore di vini: i particolari che può sottolineare a partire da un semplice bicchiere di vino sono infinitamente maggiori rispetto a quelli che può rilevare un semplice commensale. Questo perché il degustatore è in grado, attraverso un periodo di “addestramento”, di interpretare una varietà di “segni”, che la persona normale non è in grado neppure di percepire. La conoscenza che ha maturato gli consente di “capire”subito, di riempire i “buchi”, anche a fronte della povertà dello stimolo cui può essere sottoposto.
I “buchi” non vengono solo riempiti dall’esperienza pregressa, dalla conoscenza, ma anche – proprio come avviene nel malato della sindrome specchio – dalla capacità cogliere alcuni aspetti del mondo esterno in modo del tutto contingente. In questo caso, disponiamo di una rappresentazione dell’ambiente circostanze che è solo parzialmente già contenuta all’interno del nostro cervello. Ad esempio, quando inseriamo la chiave dentro la serratura di casa compiamo una serie di “mosse”, che non si basano su una qualche rappresentazione “mentale” circa il meccanismo, che regola il funzionamento della nostra serratura. Al contrario, la nostra conoscenza è continuamente aggiornata e rivista attraverso il fare. E’ per questo che avremmo molte difficoltà a spiegare a parole come facciamo ad aprire la porta, benché sia un’operazione che ci viene estremamente naturale.

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