La realtà è uno dei grossi problemi che attraversa la filosofia, perché che tutto ciò che ci sta attorno sia un’illusione o meno è una questione che ha destato l’interesse di parecchi pensatori. Ed è un problema che in fondo riguarda tutti.
Perché, chissà come mai, ma gli esseri umani non si accontentano di pensare quello che pensano o di provare quello che provano. Ma vogliono anche che quello che pensano e quello che provano sia vero. Cosa succederebbe se veniste a sapere che le vostre esperienze non siano reali, se fosse frutto di un sogno o di un malefico scienziato, che ha messo il vostro cervello in una vaschetta piena di elettrodi?
Ma la lotta per essere reali non si ferma a una banale fiction filosofica, perché il problema è che il nostro cervello a volte sa ingannarci e lo sa fare bene. La tesi di House è che un modo per evitare di essere ingannati è quello di pensare che la realtà non sia altro che la spiegazione migliore a fronte dei dati che riceviamo. Così lo svegliarsi – magari sudati – nel nostro letto dopo essere caduti da un grattacielo forse ci può indurre a pensare che sia stato tutto un sogno. In questo caso si direbbe i sensi ingannano. Ma a ben vedere non è così. Perché è semmai il cervello che ci inganna. Nel suo complesso chimico/elettrico il cervello non sempre ci consente di svelare l’inganno. Alcune volte abbiamo bisogno di un appiglio al di fuori..

“a realtà non sia altro che la spiegazione migliore a fronte dei dati che riceviamo.” dunque io decifro questo posto come un blog perchè è la spiegazione migliore?
è di eccezionale interesse notare quante volte nel quotidiano ricorriamo alla
parola realtà e suoi derivati: essere realisti, dati reali, realtà dei fatti,
ipotesi reali…ricorriamo a questi concetti in modo direi automatico, presupponendo
condivisione.
Ciò che ci appare in genere quale evidenza assoluta e condivisa sono le percezioni
come il vedere, l’udire, il toccare, il gustare. Eppure i miei colori sono diversi
da quelli del cane, e
le sonorità che mi giungono non sono quelle che giungono al colombo.
E vi sono poi i moti dell’animo, quelli che definiamo amore, odio, passioni, che non
si toccano e non si vedono ma di cui possiamo vedere alcuni effetti. Sono reali?
Quando lo diventano? Ed è reale ciò che magari si dice esista e io non percepisco,
ad esempio
il mare a 100 km di distanza da casa mia?
E’ quindi probabile che quella che definiamo realtà non sia altro che una dimensione
soggettiva, creata da ciascuno di noi in reazione agli stimoli provenienti dal proprio
cervello. A ciò si aggiunga la difficolta di distinguere tra ciò che rappresenta una
reazione ad un qualcosa di eventualmente esterno e la pura immaginazione
– cio che desideriamo che sia -
sempre che una differenza sussista…E se perdessimo i sensi,quale sarebbe la realtà? Ne
esisterebbe una?…Partendo da queste considerazioni “La realtà come spiegazione migliore
in base ai dati che riceviamo”
penso sia in assoluto la definizione migliore, perlomeno la migliore che abbia mai
sentito. Potrei qui soltanto aggiungere che nell’elaborare tali spiegazioni continuamente
cerchiamo conferme attraverso spiegazioni corrispondenti dei nostri simili, che pure
però altro non rappresentano che dati in entrata…forse la realta è quindi
l’insieme di rappresentazioni condivise da un determinato gruppo e valida quindi
solo per questo.
La risposta riguardante “il malefico scienziato” è per me semplice: è già la realta. Siamo
stati concepiti in modo tale da vedere, sentire, provare in un determinato modo e non
un altro.