La revisione delle credenze

4 06 2008

Per certi versi questo è un esempio di ciò che in gergo tecnico si chiama belief revision, cioè, di revisione delle credenze.
Perché cambiamo idea? In base a che cosa a un certo punto dismettiamo delle credenze in favore di altre? C’è una logica sottostante?
Prima di tutto occorre capire cosa sia una credenza: una credenza si può definire come l’esito di una inferenza – un’abduzione – che ha la capacità secondo chi la compie di spiegare una serie di elementi della realtà. Ad esempio, credo di vedere un amico, perché il mio apparato percettivo riceve una serie di elementi, da cui inferisco che quella persona che muove la mano per salutarmi è tizio o caio.

La credenza è quindi sempre un costrutto ipotetico, che dipende, in primo luogo, dagli indizi che riceviamo. Ad esempio, crediamo di vedere il nostro amico, perché ci sembra di scorgere la sua sagoma, il colore dei capelli, la sua camminata, ecc. Ma, ovviamente, se l’amico lo vediamo da lontano, avvicinandoci possiamo percepire dei nuovi “dati” e così ci possiamo trovare a rivedere la nostra credenza.

Le credenze che ci formiamo dipendono non solo dai dati che riceviamo dall’esterno, ma anche dalle nostre stesse capacità abduttive, cioè, dalla nostra capacità di formulare spiegazioni, al di là dei dati di cui disponiamo.
Queste nostre abilità abduttive dipedono in primo luogo dalle nostre conoscenze pregresse. Ad esempio, le credenze che possiamo formulare guardando le nuvole in cielo (es. “credo che pioverà”) sono ben diverse da quelle che potrà formulare un metereologo, perché a noi mancano tutta una serie di nozioni. In questo senso, le credenze possono cambiare, perché impariamo.


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