
Si parla spesso di merito. A dire il vero se ne stra-parla, perché lo si presente come la panacea di tutti i mali. Ma è proprio così?
Per conto mio, il problema di fondare una società sul merito è quello di riconoscerlo, non solo di applicarlo. E il problema di riconoscerlo è legato alla conoscenza. Per cui meno conoscenza si ha, meno possibilità si hanno di veder trionfare il merito. È quasi una logica conseguenza.
Eppure si fondano politiche che vedono nel merito la variabile attraverso cui modificare il comportamento di un sistema. Questo sarebbe vero – come già accennato – se il problema fosse solo una questione di applicazione. Sappiamo chi merita, quindi basta strutturare delle leggi che siano in grado di applicare l’attribuzione di premi in base al merito. Ma così non basta.
Se si vuole una società meritocratica, occorre prima di tutto mettere in circolo quelle conoscenze a partire dalle quali le persone sono in grado di valutare. Un esempio banale: se non so nulla di danza, come faccio a valutare se il vincitore ha veramente meritato la vittoria? Come prima cosa cercherò di sapere di danza.
Ok.
Provo a sviluppare il discorso: quindi al governo dovrebbero esserci dei politici, che convincano la cittadinanza della bontà dei loro progetti e delle loro intenzioni e dei tecnici competenti che scrivano leggi sensate nelle materie in cui sono specializzati.
Però mi sembra che siamo un pò lontani da questa visione ideale..
Diciamo che sarebbe già buono se si evitasse di parlare di merito come un causa. Voglio dire, se tu analizzi un’istituzione e vedi che non c’è merito, non è che allora – punto dalla tarantola – devi iniziare a piroettare dicendo “ci vuole merito, ci vuole merito”. Semmai quello è un segno del fatto che l’istituzione in questione non funziona.