Il dilemma di Wilson: svegliarla per dire che sta per morire?

31 12 2008

“La sveglio per dirle che sta per morire?”. Questo è il dilemma che affronta Wilson nell’ultima puntata della quarta seria, puntata in cui muore Amber (la sua fidanzata) .

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Amber è stata messa in coma farmacologico per evitare che la malattia, che aveva contratto, potesse colpire via via tutti gli organi. Il Team di House è giunto alla diagnosi, ma troppo tardi. Quindi il dilemma: svegliarla per dirle che sta per morire? O per salutarla per l’ultima volta?

La filosofia ci offre due pensieri degni di nota attorno alla morte, con cui affrontare questo dilemma. Il primo pensiero è: se siamo vivi, non siamo morti. E se siamo morti, non siamo vivi. Quindi la morte non è un affare nostro, almeno fin tanto che siamo in vita. Questa però non è una grande spiegazione. I draghi non esistono, eppure li possiamo pensare. Così la morte. È questo che ci frega.

Questo ci permette di provare con un secondo ragionamento attorno alla morte. Le cose – dice il filosofo – si dividono in due categorie: quelle che sono in nostro potere e quelle che non lo sono. E le categorie di buono o cattivo, di bene o male, possono essere utilizzate solo per le cose che sono in nostro potere. Ha senso dire che la forza di gravità è odiosa?

Ora veniamo alla morte. È in nostro potere evitare di morire? Certo che no, quindi il morire non è in alcun modo un bene o un male. È un fatto di natura. Ciò che ci fa soffrire non è quindi la morte, ma i nostri pensieri, i nostri giudizi attorno alla morte.

Qualcuno potrebbe dirmi: “certo, ma a Wilson dispiacerà non vedere più Amber”. Al che si potrebbe rispondere che dispiacersi per questo è come dispiacersi che vi sia la forza di gravità. È un fatto essere mortali, che va al di là del nostro potere. Perché giudicarlo? Semmai è in nostro potere quello di cercare di essere felici nel maggior numero di volte possibile.

Quindi, al dilemma di Wilson io risponderei, che sì, è giusto svegliarla per dirle che sta per morire. E salutarla per l’ultima volta.


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9 risposte

3 11 2009
silvia mole

Concordo su tutto, soprattutto sull’ultima riflessione “sí, è giusto svegliarla”. Sono peró molto perplessa sulla considerazione riguardante “al che si potrebbe rispondere che dispiacersi per questo è come dispiacersi che vi sia la forza di gravitá”: il fatto che alcune cose non siano in nostro potere non significa potere o anche doversi esimere dal provare delle emozioni. Qui non si tratta appunto di un giudizio ma di un’emozione direi naturale, scaturente dal senso di mancanza, di scomparsa, dal non esserci di qualcuno che dava un contributo alla nostra esistenza. Oserei addirittura dire un’emozione nel senso di Joseph Ledoux, che ci avverte del pericolo derivante dal non avere piu qno al nostro fianco. Non vi è il dispiacere solamente qualora la persona non abbia costituito un tassello importante della nostra vita. Si puo parlare certamente di doverosa rassegnazione sulla base del ragionamento fatto, ma non di “non dispiacersi”. Distinguere questi concetti secondo me è importante. Il dispiacere è un’emozione importante nel contesto della morte, non solo nel senso piu sentimentale del termine, ma proprio anche nel senso del riconoscimento di un avvenuto cambiamento che inciderá sulla nostra vita futura. Cui dobbiamo provvedere.Inoltre: noi diremmo si che la gravita è odiosa, nel momento in cui peró a causa di essa o della sua mancanza avessimo dei problemi. Un’astronauta potrebbe dirlo tranquillamente, senza che per questo possa essere giudicato folle. Buono e cattivo a mio parere non sono in relazione a ció che è o non è in nostro potere, ma in relazione a ció che ci procura un vantaggio o uno svantaggio.La differenza tra ció che è o non è in nostro potere deve incidere quindi sulla canalizzazione delle nostre azioni, ma non influisce sulle nostre emozioni, derivanti appunto dalla percezione di un vantaggio o uno svantaggio subentrato. Quanto detto è quindi in relazione al dispiacere di chi rimane e non al nostro pensiero sulla morte in generale, dove concordo con quanto esposto.

6 11 2009
Giuseppe

“Buono e cattivo a mio parere non sono in relazione a ció che è o non è in nostro potere, ma in relazione a ció che ci procura un vantaggio o uno svantaggio”

Concordo pienamente. E credo che valga in assoluto. La morale non è personale,ma di sicuro circostanziale ( è giusto uccidere un animale?dipende,se ti serve per sopravvivere e non puoi fare altrimenti si,altrimenti no[in maniera semplicistica]).

E ,in base alla legge di hume,derivare il dover essere dall’essere è un errore metodologico. Derivare il bene e il male da ciò che sono in realtà le nostre azioni(e dal confornto dal come dovrebbeero essere) è un errore di prospettiva (nonchè una inversione).

Ma detto questo (sul quale molti non sono d’accordo,credendo in un paradigma perenne e trascendente,spesso accompagnato dalla presenza della religione) è davvero gisuto svegliare Amber?

Io credo che la risposta sia un pò più compicata. Può essere giusto per chi la sveglia,perchè vuole salutarla. Ma per lei è giusto?

Io di etica non me ne intendo molto,ma ho una tecnica per risolvere alcune questioni. Mi immedesimo. Io vorrei essere svegliato per un ultimo saluto? Io si,ma questo vale per me.Non credo che potrei decidere per gli altri. Decidere per gl altri.E’ questo il vero problema etico per me insolubile.

9 11 2009
silvia mole

Ciao Giuseppe, qui gli spunti di riflessione sono molti…
Innanzitutto mi rendo conto di aver risposto in merito ad Amber in modo superficiale (anche io sono partita inconsciamente da me stessa) senza aver effettivamente verificato la logica della mia affermazione. Per rispondere su Amber non parto peró dal tema etico in generale ma affronto il problema in modo piu pragmatico. Rimango del mio avviso, ma motivo come segue dopo averci riflettuto su: la vita come la morte è una questione non solo personale ma anche collettiva e quindi viene anche “prevista” legislativamente. Ora, se è giusto e doveroso, addirittura obbligatorio informare una persona viva di tutto ció che di importante la riguarda (morte di un caro, rapimento di un figlio, un testamento e simili) a prescindere da eventuali implicazioni emotive, allora sara parimenti giusto e doveroso informarla anche della propria morte. Partendo da questa considerazione quindi la sveglierei, pur non avendo la certezza che sia quello che vuole. Sarei peró coerente con il nostro modo di intendere e regolare i diritti individuali. Nel dubbio, decisione in questo senso.
Sul tema etico in generale, su bene e male, riprendo molto volentieri con commento separato.

9 11 2009
Giuseppe

“se è giusto e doveroso, addirittura obbligatorio informare una persona viva di tutto ció che di importante la riguarda”

giusto?difficile dirlo,la giustizia è concetto molto dibatutto.
Obbligatorio?Si,ma solo come contropartita del diritto ad essere informati. Esiste il dovere perchè esiste(cronologimente precedente)il diritto.
Ed esiste anche il diritto a non essere informati.Anzi il nostro ordinamento,o almeno i giuristi più attenti e sensibili(ad es. rodotà)stanno iniziando a notare come si stia facendo sempre più largo il diritto a non essere informati (corretta espansione del diritto all’informazione).

E nel caso in cui non si sà se il paziente vuole essere informato?Qui si seguono le leggi,ma si tratta solo di convenzioni.Niente di assoluto e trascendente (salvo che per i cultori del giusnaturalismo),sopratutto in campo etico.

ps “Sul tema etico in generale, su bene e male, riprendo molto volentieri con commento separato.” Non credo di averne capito il senso,sarà che stò diventando scemo..

9 11 2009
silvia mole

Ho parlato di assoluto o trascendente? Ho dato in qualche modo questa impressione? Al contrario, mi sembra di aver parlato molto terra terra di pragmatismo :)
Brevemente sulla giustizia: questa secondo me non è altro che una traduzione del nostro senso etico, scaturente non da ultimo dall’utile della collettivitá e tramutato in precetto. In un certo senso è quindi giá l’etica comunemente accettata, che in questo particolare contesto condivido, perlomeno nel senso del diritto generale all’autodeterminazione.
Quale sia il futuro del diritto in questo preciso campo non lo so, grata per un aggiornamento. Quale è il diritto a non essere informati? Puoi farmi un esempio?
A me da quel poco che ho letto (questione testamento biologico) sembrava si andasse nel senso dell’autodeterminazione e vedo il risveglio, possibile, di Amber come diritto all’autodeterminazione. A lei scegliere, una volta sveglia, se salutare o meno i suoi cari. Toglierle la possibilitá di rendersi conto di morire mi sembra NON vada nel senso dell’autodeterminazione (>Rodotá ” Di fronte a un’incertezza, a un dubbio, prevale l’interpretazione che lascia l’ampiezza massima a questo diritto fondamentale (autodeterminazione)”.
Quando ho parlato di “tema etico” in generale intendevo semplicemente deconstestualizzato
dal caso Amber. Mi scuso se non sono stata chiara.

9 11 2009
Giuseppe

“Quando ho parlato di “tema etico” in generale intendevo semplicemente deconstestualizzato”
dal caso Amber. Mi scuso se non sono stata chiara.”
Ma dai,di che ti scusi,non avevo capito il fatto del commento separato(ci potevo arrivare..)

“Ho parlato di assoluto o trascendente? Ho dato in qualche modo questa impressione?
No,di fatti ti davo ragione,dicendo che si seguono le leggi,come avevi scritto.

“Brevemente sulla giustizia: questa secondo me non è altro che una traduzione del nostro senso etico, scaturente non da ultimo dall’utile della collettivitá e tramutato in precetto.”
Concordo,ma vaglielo a dire a un cultore del diritto naturale..

“Quale è il diritto a non essere informati? Puoi farmi un esempio?”
Ad es. il diritto a non essere informati di avere un male incurabile(perchè rovinerbbe quel che resta da vivere,e credo che nelcaso di amber caschi a fagiolo).
Oppure il diritto a non sapere chi è il proprio padre biologico nel caso di adozione o inseminazione artificiale (rispettando la volontà del figlio che preferisce non sapere).

“..e vedo il risveglio, possibile, di Amber come diritto all’autodeterminazione.”
No(perdona il tono perentorio da saputello..),il diritto all’autodeterminazione si esplica nel momento in cui Amber ha palesto (precedentemente)la volontà di essere svegliata . Altrimenti è etero-determinazione. Non si parla del cosa farà quando è stata svegliata,ma della scelta nello svegliarla o meno.

“Rodotá ” Di fronte a un’incertezza, a un dubbio, prevale l’interpretazione che lascia l’ampiezza massima a questo diritto fondamentale (autodeterminazione)”
ah,Rodotà..

10 11 2009
silvia mole

Grazie mille per le delucidazioni. Chiarissimo quello che intendi.
Permettimi pero ancora una riflessione su:
“No…il diritto all’autodeterminazione si esplica nel momento in cui Amber ha palesto (precedentemente)la volontà di essere svegliata . Altrimenti è etero-determinazione. Non si parla del cosa farà quando è stata svegliata,ma della scelta nello svegliarla o meno”
Dimmi se erro, non è facile, ma chiunque accetti in generale (e non nel caso particolare) il concetto di autodeterminazione dovrebbe propendere in generale per la presa di coscienza di un qualsiasi fatto che lo riguardi. Poi si puo disciplinare il concetto per l’applicazione a casi concreti e specifici, ad esempio la necessita di un “testamento preliminare” sull’ essere informati o meno nel caso di malattia terminale, ma questo “testamento” sarebbe una clausola specifica, applicata al caso particolare del concetto generale di autodeterminazione. Per chiarire eventuali dubbi residui nel caso particolare.
La difficoltá di un’interpretazione univoca a mio parere puó essere valutata anche sulla base degli effetti o conseguenze che i diversi tipi di decisione comportano in connessione con l’autodeterminazione:
1) Amber o un qualsiasi malato terminale non viene a sapere nulla. Forse e dico forse è morta “felice” (50% di possibilitá), ma non ha in ogni caso potuto dare le disposizioni che avrebbe dato nel caso avesse saputo di morire (ultimi messaggi, saluti, perché no anche testamento dell ultimo minuto)
2) Amber o un qualsiasi malato terminale viene a sapere la verita. Forse e dico forse ne soffre (50% di possibilitá) ma avrá potuto dare le ultime disposizioni. Senza contare il fatto che sapendo una cosa “tragica” si possa anche decidere che so io di rivolgersi ad uno psicologo per superare la paura. E superarla. In questo caso abbiamo quindi a parita di condizioni iniziali (50% di possibilitá di soffrire o meno per la decisione presa da altri) il vantaggio delle ultime decisioni riguardo appunto ad un evento che cambierá tutto non solo per noi ma anche per i cari che rimangono.
Ti prego di non prendere queste considerazioni come polemica , anche se spesso polemica lo sono :) , ma non in questo caso! Ciao e mille grazie dell attenzione dedicata. Inoltre la sintesi non è il mio forte…

10 11 2009
Giuseppe

Permettimi pero ancora una riflessione su:
..ma certamente..

“..il concetto di autodeterminazione dovrebbe propendere in generale per la presa di coscienza di un qualsiasi fatto che lo riguardi. “

per autodeterminarti devi essere informato,condivido

“Poi …………………….che rimangono.”

Se ho capito bene stai dicendo che nel caso in cui non la si svegli(amber) vi è comunque eterodeterminazione,soprattutto in relazione a quel poco che le resterebbe da vivere e le verrebbe negato(sopprimendo quel residuo di autodeterminazione che invece andrebbe tutelato e assicurato).Ho capito bene?

Si,se è questo quel che dici,si sono d’accordo. Però sia in un caso che nell’altro vi è una decisione di altri sulla pelle di uno. Sia che decidi di svegliarla che no,comunque stai decidendo per lei. Quindi in tal caso(tu dici)tanto vale svegliarla,almeno dopo vi è un ripristino (residuale però)di autonomia.
Le si dà quella informazione che è giusto darle in quanto corollario del diritto all’autodeterminazione.
Ok,il ragionamento fila. Però,a costo di sembrare barboso,mi sembra sempre collocato in un momento logico successivo.

Resta il punto che per farla decidere tu la devi svegliare. La sveglieresti cmq in ogni situazione?
Ad es le sono morti tutti i parenti e gli affetti più cari,le restano pochi anni di vita e in ospedale,tra atroci sofferenze. La svegli? Se applichi anche qui il criterio “della felicità” (mi sono permesso di battezzarlo cosi) probabilmente no. Ma magari vorrebbe essere svegliata. Perché è attaccata alla vita più di quanto si possa pensare. E magari altre persone in situazioni molto meno drammatiche preferirebbero non essere svegliate (quanti si suicidano avendo una vita decisamente normale,dalla quale non riescono a trarre motivo per vivere?).

Tu dici che è giusto. Io che non lo so.
A livello pratico ritengo la tua soluzione più fattibile(quindi l’oscar alla pragmaticità è tutto tuo). Del resto se non vuole vivere può sempre farla finita subito dopo.
Ma a livello teorico ritengo più giusto il mio punto di vista. Ovvero che decidere per gli altri è sempre sbagliato. E ,non avendo un paradigma etico con cui confrontarmi (ritenendo i valori evoluzione intellettualizzata di situazioni di utilità e comodità),rimango intrappolato nel dilemma etico.
Il che non è per niente soddisfacente,ma almeno mi fa capire che un buon libro di etica forse dovrei proprio comprarmelo..

“Ti prego di non prendere queste considerazioni come polemica , anche se spesso polemica lo sono , ma non in questo caso! Ciao e mille grazie dell attenzione dedicata. Inoltre la sintesi non è il mio forte…”

Stai tranquilla non le prendo come polemiche. Ci mancherebbe,anche perché se noti bene sono stato io a commentare i tuoi commenti dicendo si,no questo va bene, questo è sbagliato…
Davvero,non mi sembri polemica. Almeno non per i miei standard ,che forse sono molto,molto alti ;)
Grazie a te per gli spunti di riflessione. Mi fa davvero piacere parlarne. Peccato il titolare del blog sia un po’ latitante,sarebbe interessante avere suoi commenti sui nostri.
Al prox commento.

11 11 2009
silvia mole

Hai compreso esattamente tutto quello che volevo dire.
Il ragionamento fila, il problema etico nel caso specifico rimane: Concordo!
Infatti non intendevo “giusto” :) ma che sulla base delle conoscenze/ dati e premesse a nostra disposizione sarebbe la soluzione pragmaticamente migliore o piu fattibile come hai detto tu. Alla prossima e grazie mille!

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