Credo di essere un utente di Internet antiquato, perché il centro delle mie relazioni “informatizzate” è e rimane l’email (o la mail). Per questo sono rimasto – direi – quasi scioccato al vedere che diverse persone, che non rispondevano sistematicamente ai miei email, erano invece perfettamente a loro agio nel comunicare con facebook. Perché? Non trovate che sia una anomalia? Non rispondi all’email, ma “su facebook” sì? House direbbe che questa è un’anomalia. E le anomalie necessitano di spiegazioni.
L’ipotesi che ho formulato è questa: facebook è facile. Ed è facile non nel senso che è usabile, ma nel senso che le persone si immaginano immediatamente a cosa può servire una roba del genere. E perché si immaginano facilmente a cosa può servire? La risposta è che si capisce a cosa possa servire, perché si basa sullo stesso meccanismo, per cui le persone tendono, ad esempio, ad antropomorfizzare le cose o gli eventi, oppure a procacciarsi informazioni attraverso attività di gossip, ecc..
La logica di House ci può venire in soccorso per chiarire meglio questo meccanismo. House nel risolvere i casi fa leva sulle sue abilità diagnostiche. Queste abilità diagnostiche riguardano sia le conoscenze mediche, sia tutta una serie di abilità di carattere cognitivo, che hanno a che fare con la generazione di spiegazioni in un ambito specifico, quello della medicina. Ora, se non tutti gli esseri umani hanno queste abilità per la medicina, lo hanno invece per il sociale. Cioè, gli esseri umani – chi più chi meno – possiedono in maniera spiccatamente sviluppata rispetto al resto un tipo di intelligenza, che viene chiamata intelligenza sociale. In questo caso, siamo un po’ tutti House.
Alcuni scienziati cognitivi e dei neuroscienziati hanno affermato, con una discreta mole di dati empirici, che il nostro cervello è “tagliato” – e si è evoluto di conseguenza – per risolvere problemi riguardanti i rapporti con gli altri simili. Cioè, parte dei nostri meccanismi cognitivi sono progettati con un preciso scopo, quello di vivere in gruppi socialmente complessi.
La cosa interessante è che in realtà parte di questi meccanismi, nati e progettati per la gestione delle relazioni di gruppo, vengono recultati – e si “mescolano” – con altre abilità cognitive (ad esempio, il ragionare, il cercare informazioni, ecc), non strettamente sociali. Si può, ad esempio, utilizzare una categoria sociale per descrivere certi fenomeni naturali. E questo è tipico del pensiero antropomorfico. Ad esempio, diciamo che il vento ulula, che la montagna è assassina, che il mare ha spazzato via tutto. E in taluni casi attribuiamo perfino delle intenzioni alle cose, anche se sappiamo benissimo, che non hanno niente di simile. Questo perché – per dirla come House – i sintomi che riconosciamo con più facilità, sono quelli che sono facilmente descrivibili in termini “sociali”.
Ora, facebook è facile – cioè, si capisce facilmente – perché permette alle persone di interpretare o rappresentarsi lo strumento in termini prettamente sociali. Infatti, tutto è gestito non a partire da procedure astratte e complicate, ma è immerse all’interno di un contesto particolare, che aiuta l’utente ha “vedere” le cose innazitutto come qualcosa che riguarda sostanzialmente altri esseri umani. Per fare una similitudine, è come il sale, una sorta di condimento, che va bene e migliora una grande varietà di cibi. Con alcuni limiti, che però vedremo nei prossimo giorni.










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