Empatia

17 01 2009

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Le persone pensano che l’empatia, la capacità di comprendere l’altro, sia qualcosa di prettamente morale. Se sei “morale”, capisci, altrimenti sei solo un farabutto (o peggio). Questo spiega perché House sembra così antipatico e insensibile a chi non è un attento spettatore. Si pensa che chi è gentile e disponibile sia anche una persona capace di slanci empatici. Ma non è così.

In realtà l’empatia non è solo una questione morale, ma è anche un problema di natura cognitiva, cioè, che riguarda come gli esseri umani conoscono il mondo. E per comprendere questo punto basta provare a pensare all’empatia come qualcosa di analogico rispetto al risultato di una diagnosi medica, come quelle che fa House. Si parte da dei sintomi, ad esempio, l’espressione del viso, se di tristezza o meno. Si possono notare le parole, i racconti che quella persona fa. Ma oltre ai sintomi ci vogliono le conoscenze per saperli interpretare. E nel setting diagnostico abbiamo le librerie mediche, nel caso dell’empatia esse possono riguardare una pluralità di conoscenze, in termini di esperienze passate, bagaglio culturale e perfino alcune conoscenze minuziose, che possono essere psicologiche, sociologiche, ma anche mediche (possiamo notare un malessere in un’altra persona e preoccuparcene, perché pensiamo che sia un problema di natura fisiologica).

Quindi, l’empatia non è solo qualcosa di morale, qualcosa per cui basta essere bravi o avere buone intenzioni verso il prossimo. Servono conoscenze e spesse volte la persona più antipatica può essere anche quella, che può empatizzare maggiormente. House ne è un esempio.


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3 risposte

17 01 2009
prezzemolo

Io non credo che l’empatia sia legata alla morale del soggetto. Come hai detto tu non è perchè sei simpatico sei empatico, anzi. L’empatia si genera da una predisposizione, una capacità che alcuni soggetti hanno e altri no. Certo si può affinare e migliorare, ma o ce l’hai o non ce l’hai.

17 01 2009
logicante

però, se l’empatia è guidata dalle conoscenze che hai, le conoscenze si possono imparare. QUindi si può diventare empatici. Semmai il problema sta a monte: se a uno piace imparare. E quello ho paura che uno ce l’ha o no.

1 10 2009
silvia mole

L’empatia si distingue da simpatia e antipatia proprio per il fatto di rappresentare una capacitá di comprensione intellettuale “neutra”,
vale a dire esente da un giudizio di valore strettamente dipendente dal proprio background emotivo e/o culturale. Quindi richiede in questo senso indubbiamente delle conoscenze specifiche, psicologiche e/o di carattere cognitivo . Nel gergo comune il termine è comunque passato a designare impropriamente qualsiasi atteggiamento di disposizione benevola ai fini della comprensione dell’altro.
Beh vi sono poi molti studi interessanti al proposito, come quelli sui neuroni specchio che affermano che l’empatia si basa non tanto su uno sforzo intellettuale quanto sul corredo genetico della specie. Altri poi ritengono che l’empatia si sia sviluppata
in quanto “scendere” nell’altro per esplorarne pensieri e possibili reazioni rappresenta un non irrilevante fattore di sopravvivenza in un mondo in cui gli uomini sono destinati a competere tra loro. Tema interessante, si potrebbe parlarne ancora a lungo

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