Irrilevanti, ma non troppo

22 03 2009

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In questo video torna nuovamente il problema dei pregiudizi nel processo di formazione delle diagnosi. Cameron è irritata dal fatto che il paziente – un ciclista di successo – ha improgliato assumendo del doping. L’irritazione entra nel processo diagnostico a tal punto che Cameron sostiene, che si debba dare per scontato che il paziente abbia improgliato, quindi che abbia assunto della droga, e che quindi le malattie incompatibili con questo fatto siano da scartare.

House da buon diagnosta esperto capisce bene quando un motivo personale può indurre in errore e quando invece può fornire un reale aiuto nel processo di formulazione della spiegazione. L’idea di Cameron appartiene alla prima categoria. Il punto della questione è che l’irritazione di Cameron non è in alcun modo sintomatico. Voler il mondo più giusto, con i dopati che ammettono le loro colpe, è semplicemente irrilevante rispetto alla malattia del paziente. Non spiega nulla.
Vi è un secondo senso in cui l’argomento di Cameron è irrilevante. Talvolta un motivo personale, anche se completamente irrilevante rispetto alla questione in discussione, può però condurre attraverso la catena dei ragionamenti a notare un sintomo, che risulta successivamente decisivo per la formulazione della diagnosi. Il caso di Cameron non appartiene neppure a questo secondo caso. Semplicemente porterebbe il team alla malattia sbagliata e alla morte del paziente.





Anomalie e magie

18 03 2009

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Gli esseri umani hanno una innata propensione alla sorpresa. Quando qualcosa devia dalla normalità, l’emozione sottolinea l’elemento di novità e ci fa immediatamente dirigere l’attenzione verso quel particolare aspetto che ha, come dire, deviato rispetto allo standard.

È curioso che questa sensibilità verso ciò che devia dall’abitudine soggiace a due elementi completamente disomogenei: la magia e l’anomalia. Ciò che è magico sorprende. Anche il modo con cui House arriva a formulare una diagnosi, come nel caso del video. Il ricorso alla magia in alcuni casi non è semplicemente una questione terminologica, come quando diciamo “sei un mago”. Basta pensare ai miracoli: quando qualcosa non si spiega in relazione a ciò che sappiamo o potremmo sapere, l’unica cosa a cui ci si può appellare è la magia o il mistero.

La sorpresa e il ricorso alla magia ha qualcosa in comune con un elemento cardine della scienza: l’anomalia. L’anomalia è fondamentale per la scienza, perché è un segnale, che le nostre spiegazioni potrebbero non spiegare determinati fatti, che possono essere nuovi o pregressi. Ad esempio, per la scienza il fatto che si dica che la Madonna è vergine, pur avendo concepito Gesù, è qualcosa che crea immediatamente degli elementi fortemente anomali.

Ora, la differenza fra la sorpresa magica è l’anomalia è che in realtà nel caso della magia la deviazione dallo standard è un punto di approdo. Si accetta l’elemento magico o miracoloso e non si indaga ulteriormente. La scienza invece ha saputo trasformare questo elemento in un punto di partenza. In questo senso, potremmo chiudere con una battuta, dicendo che per la scienza i miracoli diventano un sintomo, il sintomo che le vecchie spiegazioni sono da rivedere.





È controintuitivo, ma vero

14 03 2009

Avere delle buone conoscenze consente di andare al di là delle apparanze. Questa è una delle grandi scoperte fiosofiche di ogni tempo (e sottolineo “filosofiche”, non scientifiche, non religiose, non ingegneristiche): ciò che una cosa sembra non esaurisce tutto ciò che può essere. Ovviamente, non è che fermarsi a ciò che una cosa sembra è una cosa negativa. Tutt’altro. Non si può pensare di dubitare di tutto. Se dubitassimo in mezzo al deserto che l’acqua che vediamo sia solo un’illusione, quando non la è, moriremmo di sete. Si dubita quando si hanno ragioni per farlo. E queste ragioni sono quello che vengono chiamate anomalie. Fatta questa premessa, proviamo a capire meglio cosa voglia dire che le cose non sono sempre ciò che sembrano.

Gli esseri umani vivono in ecologie. Cioè, il mondo non è uguale per tutti gli esseri viventi. Ciascuno ne vede una fetta e agisce in relazione a quello che vede e percepisce. Ad esempio, quando un cubetto di ghiaccio si scioglie un pezzo molto piccolo della nostra ecologia cambia. In realtà, non è cambiato niente: il cubetto di ghiaccio serve a noi per raffreddare una bibita, ma alla fine è sempre acqua.

Ora, la conoscenza ha un potere particolare: quello di generare delle nuove ecologie, attraverso cui percepire dei nuovi oggetti e poter ampliare le nostre possibilità di agire. E questo ha poi pesanti ricadute sulla nostra vita. Faccio un esempio molto semplice. Secondo alcuni calcoli una bottiglia di acqua, di quelle che si vendono al supermercato, consuma da 1100 a 2000 volte più energia di quella del rubinetto. In entrambi i casi stiamo bevendo dell’acqua. Questo è quello che avviene nella nostra ecologia, che è immediatamente presente in cucina piuttosto che altrove. In realtà, attraverso lo studio del percorso che quella bottiglia confezionata ha fatto possiamo ampliare la nostra ecologia e renderci conto di un altro fatto molto semplice: che nel primo caso stiamo bevendo acqua e petrolio. Questo è un fatto che potrebbe apparire controintuitivo, perché, se veramente stessimo bevendo del petrolio, moriremmo. Tuttavia, anche se appare controintuitivo è altresì vero.





Quando l’irrilevanza non è un problema

11 03 2009

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Nel video House dimostra quella che comunemente viene chiamato “attenzione ai dettagli”. Vi è però un ulteriore elemento da considerare: che i dettagli a cui presta attenzione sono anche dettagli rilevanti. Cosa fa di un semplice dettaglio un dettaglio rilevante? Il fatto che quel dettaglio possa essere utile per spiegare perché le cose stanno in un certo modo e non in un altro. La postura della donna, dei tic nervosi o non mettere il crocifisso sono dettagli rilevanti per formulare determinate inferenze, che poi conducono a conoscere meglio la realtà che ci circonda.

Più in generale, l’attenzione agli elementi rilevanti per formulare una diagnosi, ad esempio, come avviene nel caso di House, è un carattere tipico della razionalità scientifica. Cosa vuole dire questo? Vuole dire che un atteggiamento scientifico tende a discernere le informazioni rilevanti da quelle irrilevanti, usando un semplice test: aiuta a spiegare il perché le cose stanno in un certo modo piuttosto che in un altro? Se la risposta è negativa, allora il dettaglio risulta irrilevante.

Se per l’approccio razionale/scientifico la rilevanza è un problema, accade che in altri contesti le informazioni rilevanti si mischino con informazioni del tutto irrilevanti. In altri campi, cioè, la distinzione viene praticamente annullata, ad esempio, per scopi propagandistici. Ecco un esempio che calza a pennello:

In questo caso si sta discutendo del ponte sullo stretto di Messina e il conduttore chiede all’intervistato, se è vero che il ponte presenta dei problemi di fattibilità. Ragione vorrebbe che la risposta contenga informazioni rilevanti, cioè, informazioni che spieghino la ragione per cui il ponte, una volta costruito, non sia in preda a terremoti o smottamenti vari. L’intervistato invece che rispondere a tono si limita a dire, che, sostanzialmente, sono state fatte mille prove in laboratorio e che i dubbi sono alimentati da un ecologismo radicale capace solo di dire di no.

Ora, il punto in discussione non è, ovviamente, se il ponte si debba fare o meno. Il punto è che la risposta dell’intervistato fornisce delle informazioni, che non spiegano se il ponte starà su o meno. Ad esempio, può essere vero che ci sia una parte politica che dica sempre e comunque di no a determinate opere di interesse pubblico. Tuttavia, non è il loro sì o il loro no a tenere in piedi la struttura per un eventuale terromoto. Come è irrilevante l’iperbole dei mille esperimenti in laboratorio. Il dato sarebbe semmai saliente, se si sapessero i dettagli di tali simulazioni. Nel caso citato nel video diventa solo un ragionamento, che si basa sul ricorso a una supposta autorità scientifica.





Wishful thinking e narcisismo cognitivo

7 03 2009

Il tipico ragionamento della logica di House è quello che in gergo viene chiamato abduzione. L’esempio è tradizionale è:

Tutti gli uomini sono mortali.
Socrate è mortale.
Quindi, Socrate è un uomo.

Come si può facilmente osservare non è detto che Socrate sia un uomo. Questo è il carattere ipotetico dell’abduzione e dei regionamenti che mirano a formulare delle spiegazioni plausibili rispetto a una serie di fenomeni.

Ora, una caratteristica di questo tipo di ragionamenti è che le “premesse” – diciamo così – possono essere di vario tipo. Cioè, possono inglobare “sintomi” o “segni” di varia natura. Segni che provengono dai cinque sensi, ad esempio, ma anche emozioni, regole e inclinazioni.

Un caso molto interessante da questo punto di vista è dato da quel tipo di ragionamenti che vengono chiamati wishful thinking. I wishful thinking sono quei tipi di ragionamenti in cui cui si inferisce che qualcosa è vera perché vorremmo che fosse tale.

La logica di House può aiutarci a spiegare il processo cognitivo, che porta alla formazione di questi tipi di ragionamenti. Ad esempio, potremmo dire:

Tutti gli uomini sono mortali.
Socrate è mortale.
Voglio che Socrate sia un uomo.
Allora, Socrate è un uomo.

In questo caso, le informazioni a disposizione si limitano a dire che socrate è mortale. Come già detto, Socrate potrebbe essere un gatto o un cane, che sono parimenti mortali. Ora, la differenza sta nel fatto che la nostra inclinazione a voler credere che Socrate sia un uomo gioca come una sorta di sintomo decisivo nella formulazione della conclusione “Quindi, Socrate è un uomo”.

Ora, il problema di questo tipo di ragionamenti è molto semplice da individuare: la nostra inclinazione, se è vero che ci porta a formulare l’ipotesi – magari corretta – ha tuttavia il problema di basarsi su un “segno” (la nostra inclinazione), che non riguarda tanto il mondo, quanto piuttosto noi stessi. In questo caso la nostra inclinazione è un sintomo scarsamente diagnostico rispetto alla conclusione che vogliamo raggiungere, che è quella di capire cosa sia Socrate. Certamente, il nostro desiderio spiega ciò che pensiamo, non ciò che c’è nel mondo. In questo senso, non trovo fuori luogo parlare di una sorta di narcisismo cognitivo, una situzione, cioè, in cui ciò che contano sono le nostre disposizioni, non il mondo circostante e i suoi vincoli.





Saper osservare i dettagli

3 03 2009

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Saper osservare i dettagli è una cosa fondamentale. Un dettaglio può cambiare le cose, un dettaglio può indurci a rivedere le nostre teorie e perfino a offrirci delle conferme. In questo video House formula la diagnosi avvalendosi proprio della sua capacità di saper osservare i dettagli: le mani senza peli, le scarpe strette, lo zucchero a velo sui pantaloni Risultato: il paziente ha il diabete.

Saper osservare i dettagli è in realtà il frutto di aver sviluppato delle capacità abduttive, cioè, capacità che consentono di saper utilizzare le cose che si osservano al fine di formulare delle spiegazioni sul mondo, in questo caso, la malattia del paziente.

Le capacità abduttive non sono però delle capacità divinatorie o magiche. Si spiegano invece con la dedizione a una pratica e l’esperienza pregressa. Il caso di House è paradigmatico: House è sensibile ai dettagli, perché in realtà i dettagli sono già nella sua memoria per il fatto che ha una grande conoscenza medica su cui contare. House sa, ad esempio, che i pazienti malati di diabete spesse volte cadono in tentazione. E questo, ad esempio, lo rende più attento verso tracce di cibi zuccherati. Niente di magico insomma, semplicemente la consuetudine verso certe situazioni e le conoscenze mediche pregresse.