Le analogie non sono difficili da capire, visto che le facciamo e le utilizziamo ogni giorno. Per alcuni il linguaggio è tutto un’analogia. A noi però interessa vedere come le analogie consentano di generare delle ipotesi. Veniamo al caso di oggi.
La puntata “Tutto per tutto”, stagione II, puntata n.17, è – si può dire – integralmente dedicata al tema. Il caso in questione è quello di un bambino, che presenta sintomi analoghi a quelli di una paziente, che dieci anni prima il nostro caro dottor House non fu in grado di curare. La puntata perciò si sviluppa attorno ai tentativi ripetuti di House di stabilire delle analogie fra il caso del bambino da curare e quello della signora.
Perché House – in modo quasi ossessivo, a quanto pensa il suo staff – cerca delle ricorrenze, delle analogie, delle somiglianze fra i due casi? Al di là delle spiegazioni psicologiche (House non ha mai digerito di non essere stato in grado di risolvere il caso della signora), c’è una ragione eminentemente cognitiva. Le analogie aiutano a formulare delle ipotesi laddove le informazioni che disponiamo sono gravemente incomplete. Vediamo come.
Nella puntata in questione House risolve il caso sfruttando un’analogia con il poker. Il poker è un gioco nel quale spesse volte è fondamentale confondere le idee dell’avversario riguardo alle carte che si hanno. Ad esempio, possiamo far credere di avere un poker d’assi, quando in realtà abbiamo in mano una semplicissima doppia coppia o qualcosa di simile. Il poker è quindi un gioco in cui il cheating, per dirla all’inglese, cioè, ingannare, dissimulare, diventa una strategia permessa e spesse volte vincente, del tutto integrata all’interno delle regole del gioco. Nel poker, quindi, il giocatore dissimula. E se facesse lo stesso anche una malattia? Ma cosa vuole dire che una malattia ci può ingannare? Una malattia ci inganna nella dimensione in cui, ad esempio, sottoponiamo a un test – anche sofisticato – una parte del corpo del paziente, in cui l’infezione, ad esempio, non si è ancora manifestata. La malattia non ci può ingannare: ma il test sì. Ecco così che un’ipotesi precedentemente scartata per l’esito negativo degli esami può essere ripresa in considerazione e analizzata.
Ora, il punto è che l’idea che la conoscopia fosse stata fatta su una sezione dell’intestino, in cui la malattia non si era ancora manifestata, non sarebbe emersa senza l’analogia con il poker. Il poker non ha fatto altro che mettere in moto un processo cognitivo, che ha fornito nuove informazioni attraverso la proiezione di alcune caratteristiche del dominio “poker” all’interno di quello “malattia”. Attraverso questo meccanismo non abbiamo fatto altro che coprire quei buchi di conoscenza che avevamo, e così siamo stati messi nelle condizioni di immaginare quello che poteva essere:
Poker : i giocatori mentono = Malattia : il test ci ha ingannato.
Quindi, occorre riconsiderare la malattia da cui siamo stati ingannati.



Commenti Recenti