La malattia ha mentito

12 02 2009

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Le analogie non sono difficili da capire, visto che le facciamo e le utilizziamo ogni giorno. Per alcuni il linguaggio è tutto un’analogia. A noi però interessa vedere come le analogie consentano di generare delle ipotesi. Veniamo al caso di oggi.

La puntata “Tutto per tutto”, stagione II, puntata n.17, è – si può dire – integralmente dedicata al tema. Il caso in questione è quello di un bambino, che presenta sintomi analoghi a quelli di una paziente, che dieci anni prima il nostro caro dottor House non fu in grado di curare. La puntata perciò si sviluppa attorno ai tentativi ripetuti di House di stabilire delle analogie fra il caso del bambino da curare e quello della signora.

Perché House – in modo quasi ossessivo, a quanto pensa il suo staff – cerca delle ricorrenze, delle analogie, delle somiglianze fra i due casi? Al di là delle spiegazioni psicologiche (House non ha mai digerito di non essere stato in grado di risolvere il caso della signora), c’è una ragione eminentemente cognitiva. Le analogie aiutano a formulare delle ipotesi laddove le informazioni che disponiamo sono gravemente incomplete. Vediamo come.

Nella puntata in questione House risolve il caso sfruttando un’analogia con il poker. Il poker è un gioco nel quale spesse volte è fondamentale confondere le idee dell’avversario riguardo alle carte che si hanno. Ad esempio, possiamo far credere di avere un poker d’assi, quando in realtà abbiamo in mano una semplicissima doppia coppia o qualcosa di simile. Il poker è quindi un gioco in cui il cheating, per dirla all’inglese, cioè, ingannare, dissimulare, diventa una strategia permessa e spesse volte vincente, del tutto integrata all’interno delle regole del gioco. Nel poker, quindi, il giocatore dissimula. E se facesse lo stesso anche una malattia? Ma cosa vuole dire che una malattia ci può ingannare? Una malattia ci inganna nella dimensione in cui, ad esempio, sottoponiamo a un test – anche sofisticato – una parte del corpo del paziente, in cui l’infezione, ad esempio, non si è ancora manifestata. La malattia non ci può ingannare: ma il test sì. Ecco così che un’ipotesi precedentemente scartata per l’esito negativo degli esami può essere ripresa in considerazione e analizzata.

Ora, il punto è che l’idea che la conoscopia fosse stata fatta su una sezione dell’intestino, in cui la malattia non si era ancora manifestata, non sarebbe emersa senza l’analogia con il poker. Il poker non ha fatto altro che mettere in moto un processo cognitivo, che ha fornito nuove informazioni attraverso la proiezione di alcune caratteristiche del dominio “poker” all’interno di quello “malattia”. Attraverso questo meccanismo non abbiamo fatto altro che coprire quei buchi di conoscenza che avevamo, e così siamo stati messi nelle condizioni di immaginare quello che poteva essere:

Poker : i giocatori mentono = Malattia : il test ci ha ingannato.
Quindi, occorre riconsiderare la malattia da cui siamo stati ingannati.





Analogie

30 12 2008

La conoscenza emerge dall’ignoranza. Curioso, non trovate? Forse il Dr Socrate sarebbe contento (anche se con i pazienti ci parlava e basta). Che la conoscenza emerga dall’ignoranza non è solo un gioco linguistico. I ragionamenti analogici ne sono una prova.

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Nel video qui accanto House sta cercando di calmare (insultandola) una donna incinta, il cui marito è affetto dalla “Sindrome Couvade”, altrimenti detta, la sindrome maschile “da gravidanza”. In pratica il maschio empatizza con la donna e pensa di essere incinta pure lui e inizia a produrre ormoni, che fanno comparire dei sintomi tipici della gravidanza tradizionale. L’uomo è uomo, ma è come se fosse donna.

È da questa semplice constatazione che House riesce a trovare il sintomo che gli mancava per risolvere il caso. In che modo? In modo analogico. E se la paziente che sta cercando di curare fosse un uomo? Potrebbe avere un cancro ai testicoli. A cui però noi non abbiamo pensato, perché è una donna. Ma se fosse un uomo, avrebbe i testicoli, quindi potrebbe avere un cancro ai testicoli, che spiegherebbe i sintomi. Caso risolto! La donna in realtà era una specie uomo, ma anche una donna: un ermafrodito. House in questo caso ha semplicemente ricavato l’elemento della catena, che mancava, facendo un’analogia con un altro caso clinico.

Le analogie sono strumenti fondamentali, a cui spesse volte ricorriamo nel momento in cui i sintomi che abbiamo a disposizione sono incompleti per protarci a una diagnosi. Le analogie non vengono ovviamente utilizzate solo dai medici, ma da tutti noi. E sono strumenti creativi di fondamentale importanza. È un po’ come la bacchetta magica.

Le analogie, tecnicamente parlando, prevedono che alcuni aspetti di una struttura che ci è nota vengano “trasferiti” in un’altra, in modo tale che i buchi di conoscenza che abbiamo vengano, in qualche modo, riempiti. Ovviamente, niente ci garantisce che la seconda struttura sia analogica rispetto alla prima. Anzi, proprio qui sta l’abilità di riuscire a costruire analogie, che possano “tenere”. E qui torna in gioco l’abduzione. Perché noi non trasferiamo semplicemente una struttura in un’altra. Ma selezioniamo solo quegli elementi che riteniamo essere utili. In questo senso le analogie sono sempre delle ipotesi, bene o mal congegnate.





Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi

27 12 2008

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In questo video la Cuddy ha cercato di ingannare House, per costringerlo a parlare con una giovane diciasettenne, innamorata del dottore, per dirle di smetterla di provarci.
Ora, ingannare una persona è frutto di un’attività abduttiva. Nel formulare una diagnosi si cerca quella malattia che sia in grado di spiegare meglio di altre i sintomi, che il paziente esibisce. Il caso della bugia non è poi tanto diverso. Per definizione, ingannare una persona significa farle credere che un evento sia accaduto, anche se è vero il contrario. Per farle credere che quell’evento sia veramente accaduto basta fornirle degli indizi tali per cui non avrà ragione per dubitare. L’attività abduttiva sta nell’ipotizzare quali siano gli indizi migliori da utilizzare.
Nel video la Cuddy deve far credere a House che la ragazza le ha fatto delle avance. Per riuscire a ingannare il nostro dottore, la Cuddy dice che la ragazza ha un neo appena sotto al seno. L’abduzione che la Cuddy vuole far fare ad House è la seguente:

Se la ragazza ha mostrato il seno, la Cuddy sa del neo;
La Cuddy sa del neo;
allora la ragazza  ha mostrato il seno alla Cuddy.

da cui

Se una ragazza è attratta sessualmente, fa vedere il seno;
La ragazza ha mostrato il seno alla Cuddy;
allora quella ragazza è sessualmente attratta dalla Cuddy.

Tuttavia, l’ipotesi che la Cuddy fa per ingannare House è sbagliata, perché House ha visitato la ragazza e sa che non ha nessun neo. Invece che favorire un certo tipo di inferenza, la Cuddy ha fatto l’opposto. Cioè:

Se la ragazza ha mostrato il seno, la Cuddy sa che non ha il neo;
La Cuddy sa che ha un neo;
Quindi la ragazza non ha mostrato il seno.

da cui

Se una ragazza è attratta sessualmente, fa vedere il seno;
La ragazza NON ha mostrato il seno alla Cuddy;
allora quella ragazza NON è sessualmente attratta dalla Cuddy.

Come dire: il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.