Crediamo per tranquilizzarci. Ma non solo.

19 01 2009

Gli esseri umani sono dei creduloni. Sono dei creduloni perché credono. A prescindere da tutto. Tuttavia, questa potrebbe essere una considerazione abbastanza superficiale.

La credenza è qualcosa legata intimamente alle emozioni. Non c’è cosa in cui crediamo che non sia accompagnata da un’emozione, che ne sancisce il valore. Gli psicologi ritengono che l’emozione sia come la moneta che inseriamo nel juke-box: serve a far partire tutto, anche se poi la musica è suonata da tutt’altra parte. No emotion, no party.

La necessità di credere parte dalle anomalie. C’è qualcosa che non va e quel qualcosa che non va ci mette in uno stato di agitazione. La credenza nasce per acquietare quel senso di agitazione. Tuttavia, il modo con il quale vengono generate queste credenze può cambiare drasticamente. La credenza ha, come detto, la finalità di cessare lo stato di agitazione provocato dalle anomalie. E per fare questo ci sono due modi. Il primo è di formulare una credenza che viene formulata semplicemente per rasserenarci. Ma c’è un secondo modo che è quello di generare delle credenze che ci rassicurano, perché ci fanno conoscere un poco di più il mondo. Nel primo caso, la credenza ha solo un valore psicologico, nel secondo ha anche una valenza epistemologica/conoscitiva.

Queste due forme di credenza in realtà coesistono insieme. Possiamo andare all’ospedale e pretendere delle credenze che spieghino il nostro malessere in modo scientifico. Ma possiamo anche subito dopo leggere sul giornale il nostro oroscopo o informarci di politica guardando Porta a Porta. Questo perché molto dipende dal contesto in cui ci troviamo.

Dipende anche dalle nostre conoscenze. House, ad esempio, tende ad accettare quelle credenze che spiegano meglio certi fenomeni. Non gli basta essere tranquillo. Anzi, è tranquillo solo nella dimensione in cui giunge a spiegare in modo scientifico una malattia. Ma questa, tuttavia, non è una disposizione che è generalizzata. Cioè, la disposizione a intellettualizzare la realtà, a cercare, prima di tutto, di capirla, più che di essere tranquillizzati. Anzi, spesse volte, se non è sorretta da vere e proprie istituzioni (università o l’ospedale stesso), è facile che venga accantanata.





Il ritorno della logica del dr House

11 11 2008

Giusto a mo’ di benvenuto, ecco qualcosa che con la logica ha poco a che fare, forse: dr House in love.





Chi è House

17 12 2007

Confesso che la prima volta che vidi House, pensai che fosse un pessimo elemento. Cioè, mi fu molto antipatico. Ma successivamente ho potuto apprezzare fino in fondo il carattere del personaggio, forse per affinità di vedute, forse per altro. In ogni caso, poco importa.

In Italia House è stato etichettato come un antisociale, una persona che soffre le regole, un anarchico. Ma è proprio così? Probabilmente la chiave del dilemma (se per voi è un dilemma) sta nel capire quanto il carattere di House sia coerente con il lavoro che svolge. Cioè, House non è House così per bellezza. House deve salvare le vite dei pazienti che arrivano, per questo è così, gli interessa più la verità dei sintomi, dei test o di un ragionamento corretto, che non le buone maniere. Del resto, un sintomo può salvarti la vita, la gentilezza difficilmente lo potrà fare.