Pensare è importante, anzi, fondamentale. Ma spesse volte ha dei limiti. Cioè, vi sono occasioni in cui limitarsi a pensare a “cosa potrebbe essere” serve a ben poco. Questo avviene perché gli indizi o i sintomi che si hanno a disposizione non sono sufficienti per formulare una spiegazione, che risulti essere migliore di altre. Per cui una persona può riflettere quanto vuole, ma dal pensiero non arriveranno mai dei sintomi nuovi.
Il pensiero però può essere rivolto alla ricerca di nuovi sintomi. E questo non riguarda solo il setting diagnostico piuttosto che lo scienziato. Riguarda perfino la vita di tutti i giorni. Certo, nella medicina e nella scienza si dispongono di strumenti di indagine estremamente raffinati rispetto alle conoscenze (i concetti medici) e alle tecnologie utilizzate (fMRI, conoscopie, etc..). Ma non ci dobbiamo trarre in inganno.
Al di là degli strumenti e dei concetti utilizzati, l’attività di ricerca dei sintomi risponde a una logica precisa. La ricerca dei sintomi – come la formulazione della diagnosi – è un’attività ipotetica. Si ipotizza, cioè, che compiendo una derminata azione si possano ottenere dei sintomi. Ad esempio, se si riceve un passo regalo tutto avvolto dalla carta, ipotizziamo che per capire cosa c’è dentro possiamo scrollarlo. Perché pensiamo di scrollarlo? Perché riteniamo che quello che il metodo migliore per capirne il contenuto. Possiamo così ottenere degli indizi se è un pezzo unico come un libro o una scatola, se è una scatola che contiene altre scatole, e così via.
Queste azioni per ricercare nuovi sintomi possono essere delle procedure standardizzate, come avviene nella maggior parte dei casi nella scienza e nella medicina. Nella medicina ad esempio ci sono gli esami e il medico non ha bisogno di inventarseli ogni volta. Accade però che la creaitività sia necessaria per arrivare ai sintomi migliori. Eccone un esempio:
Una paziente di House ha una malattia che le procura delle allucinazioni per cui vede la madre, che però è morta quando la figlia era bambina. In questo caso per House le allucinazioni non sono solo un sintomo della malattia, ma anche un sintomo per ottenere altri sintomi. Infatti, l’idea di House è che attraverso queste allucinazioni è possibile riuscire ad arrivare al subconscio della vittima e attivare dei ricordi delle madre da viva, per capire se la sua morte potesse essere stata causata da una malattia genetica e quindi ereditaria.


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