Credere è inevitabile

15 01 2009

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Ci sono due fatti che posso spiegare il successo della religione nel corso dei secoli. La prima è che fornisce facili spiegazioni a fenomeni anche complessi; la seconda è che genera credenze che fanno stare bene, anche se sono false.
Partiamo dalla prima. La religione formula spiegazioni facilmente comprensbili rispetto a fenomeni, che gli esseri umani vorrebbero controllare, ma che, o non controllano, o sono difficili da controllare.
Facciamo un esempio: il tempo. Per noi essere umani del XXI secolo i fenomeni naturali sono quasi del tutto controllabili (almeno nelle zone ricche del pianeta). Un temporale non attenta alla nostra vita. Inoltre, le conoscenze metereologiche forniscono spiegazioni scientifiche, che ci rendono conto di come funziona il tempo atmosferico e le sue evoluzioni. Per i nostri antenati le cose dovevano essere assai diverse. In primo luogo, un fenomeno naturale come un forte temporale o una bufera di neve potevano causare dei danni. Secondo, non si aveva strumenti e conoscenze
in grado di comprendere la natura dei fenomeni atmosferici. Sotto queste condizioni le spiegazioni “religiose” del tempo potevano essere in alcuni casi le spiegazioni migliori: è il Dio della pioggia che ci manda un segnala. Cioè, l’evento veniva spiegato utilizzando i concetti antropomorfizzanti, che avevano una qualità essenziale: tutti
li capivano. Del resto, ancora oggi i bambini in via di sviluppo (e non solo loro) tendono a considerare fenomeni inanimati (il temporale o il vento) come fenomeni animati, attribuendo loro caratteristiche perfino animali o umane (l’ululato del vento).

Il secondo punto è che la religione, siccome fornisce spiegazioni facili
rispetto a fenomeni complessi, tranquillizza. Cioè, le credenze religiose (e non solo quelle) nel momento in cui forniscono una spiegazione di fenomeni, che preoccupano, hanno un effetto benefico, anche se sono false. Questo perché le credenze (in particolare quelle religiose) possono rispondere – talvolta – più a un bisogno
psicologico-emotivo che a uno cognitivo-razionale. Cioè, non si tratta di formulare una spiegazione, come fa House, per sapere come il mondo è. Ma si tratta di formulare quella spiegazione che ci tranquillizza di più. Ovviamente, le due cose non sono necessariamente contrapposte. Ad esempio, House si tranquillizza solo quando la spiegazione è quella migliore, perché ha una forte tensione intellettuale. Altri invece si
accontentano semplicemente di trovare – in relazione anche alle loro conoscenze – non ciò che è vero, ma ciò che li fa sentire più sereni e tranquilli.





La fede è cieca?

1 01 2009

Secondo voi c’è differenza fra decidere di andare da un medico o andare da un guaritore nel momento in cui si ha un problema di salute?

La risposta che House fornisce nel video è che c’è molta differenza. Si va da un guaritore sospinti dalla fede e la fede è sinonimo di ignoranza. House aggiunge poi che non capisce come mai la gente si possa vantare di credere in qualcosa di cui non si ha la minima prova. Questo è un argomento tipico delle discussioni fra fede e scienza o fede e ragione, se preferite. Ma è proprio così? La fede è – come si dice – cieca?

In realtà la fede non è cieca. O meglio, non lo è del tutto. Questo perché le prove contano perfino nella religione. I guaritori – e perfino lo stesso Gesù Cristo – non rinunciano a fornire delle prove delle loro capacità miracolose. Anzi, organizzano dei veri e propri show, in cui mostrano ai fedeli le loro incredibili capacità nel guarire, ma anche nel prevedere eventi futuri o perfino leggere nel pensiero. Con i loro gesti miracolosi costruiscono della anomalie, che i fedeli spiegano facendo riferimento all’esistenza di un essere superiore, che ci guarda dall’alto. Insomma, Dio esiste, perché spiegherebbe questi eventi miracolosi.

House, tuttavia, non ha tutti i torti. Il problema però non è nelle conclusioni, cui arrivano i guaritori o i predicatori. Il problema sono le conoscenze su cui si basano per trarle. Ed è qui religione e scienza entrano in conflitto.

Il lavoro di House è quello di formulare delle spiegazioni rispetto ai sintomi che il paziente esibisce. I sintomi, tuttavia, non sono delle banali osservazioni, ma talvolta il frutto di un’analisi scientifica rigorosa. Si usano strumenti assai sofisticati per ottenere dei dati, ad esempio, la frequenza cardiaca, la pressione arteriosa, ecc.. E questi presuppongono a loro volta un bagaglio di conoscenze non indifferente.

I guaritori, invece, fanno leva su “sintomi” di diversa natura. Ad esempio, prendete il caso di un predicatore che induce una guarigione miracolosa. Quali sono i sintomi da cui si può inferire che c’è stata una effettiva guarigione? Basta il senso di sollievo che il malato ha sentito quando il guaritore di turno gli ha posto le mani sul capo? Forse è qui che sta la differenza. I “sintomi” su cui fanno leva i predicatori sono facili, cioè, non richiedono grosse conoscenze e sono assai vaghi. “Sentire sollievo” è un concetto che tutti possono capire, mentre il concetto della pressione intracranica elevata no.

Vi è poi un altro elemento da considerare e che lascio a voi: le spiegazioni della religione sono facili, ma soprattutto riguardano cose che stanno generalmente molto a cuore le persone. Ad esempio, la salute oppure il futuro. Spesse volte futuro e salute creano numerose incertezze. E la scienza non sempre – o quasi mai – è in grado di fornire delle spiegazioni semplici e definite. La religione invece sì. E in questo senso, la fede non è tanto ignoranza, ma piuttosto il desiderio di pensare che quello ciò in cui si crede è anche ciò che ci permetterà di superare le difficoltà, anche se non abbiano “ragioni” serie per crederlo.





Dio è la spiegazione migliore?

12 01 2008

Dio e la religione è un tema che viene spesso tirato in ballo da House. Ne abbiamo parlato in un altro post. E l’idea che emerge è che House tratta Dio esattamente come se fosse una malattia da indovinare, cioè, un esercizio in cui mettere alla prova le proprie capacità abduttive. In altre parole, la strategia che House sceglie di utilizzare è la seguente: dati i segni, gli indizi, che abbiamo, Dio è la migliore delle spiegazioni possibili? Oppure i “sintomi” puntano più che altro a un altro tipo di spiegazione?

Già nel caso del guaritore, ci cui abbiamo reso ampiamente conto, House ci mette in guardia dall’altruibuire presunte guarigioni all’opera di Dio o di qualche suo mediatore in terra. Ma ci metteva in guardia sulla base ancora una volta del fatto che la spiegazione migliore è quella, che non ha bisogno di ricorrere a un intervento dal cielo.

Facciamo ora un salto indietro alla prima serie, 21esima puntata per la precisione. House racconta della sue esperienze (extra-sensoriali) a seguito del coma, in cui era piombato, e a seguito del quale avrebbe dovuto convivere con il dolore alla gamba.

Vediamo, dunque, di analizzare l’argomento di House. L’esistenza di Dio viene provata se, stando agli indizi, ai sintomi che riusciamo a raccogliere, essa sia la spiegazione migliore che possiamo formulare.

Ora, in questo spezzone di puntata viene detto, che spesse volte dei pazienti risvegliati dal coma riportano di avere avuto delle visioni, esperienze extra-sensoriali. Queste esperienze, alcuni sostengono, sono il sintomo che forse esiste una vita oltre la morte. E che questa morte sia collegata in qualche modo all’esistenza di un Dio extra-terreno, proprio come sarebbe la vita oltre la morte.

Giunti a questo punto House introduce una distinzione, che mette in dubbio la validità del “sintomo”. House sceglie di credere che le visioni che alcune persone hanno, quando sono in coma, siano reazione chimiche, che indicano che il cervello non è attivo. Sì, sono esperienze reali, reali nel senso che accadono. Ma sono reali anche nella dimensione in cui hanno anche un significato, come quelle che abbiamo durante la vita?

Qui House sembra quasi sospendere il giudizio, anche se poi ammette candidamente che la riposta è negativa, perché non ci sono prove conclusive del suo contrario.





Spiega troppo!

18 11 2007

La bravura di coloro i quali sostengono di avere poteri sovrannaturali o, addirittura, di predire il futuro sta nella capacità di formulare delle sentenze o delle predizioni, che possono adattarsi a più interpretazioni possibili. Se una frase pronunciata si adatta spiegaa una situazione e il suo contrario, ecco che chi l’ha detta avrà sempre ragione.

A ben guardare, in realtà le spiegazioni di questo tipo sono ipotesi un po’ maldestre, più che intuizioni prodigiose. Questo è il potere truffaldino delle coincidenze, che aspirano a spiegare tutto, ma in realtà non spiegano niente.

Prendiamo in esame una frase del genere: “l’ha guarito ponendogli le mani sulla fronte”. In questo caso, la spiegazione che si formula a margine della guarigione è certamente una spiegazione che può far leva giusto su un miracolo. Eppure a ben guardare potrebbe spiegare tutto, qualsiasi evento. Perché? Perché qualsiasi cosa di buono, che potrebbe succedere a seguito dell’imposizione delle mani, potrebbe essere facilmente attribuito a quel gesto. Ad esempio, una sensazione di sollievo (nel paziente o negli uditori), fino ad arrivare a una possibile guarigione.