Questa che si vede nella figura è un classico esempio di illusione ottica: il bastone che immerso per metà nell’acqua risulta spezzato. Questo caso è molto interessante per una semplice ragione: che sappiamo benissimo che il bastone non è spezzato, tuttavia per il nostro apparato visivo lo è. Cioè, la conoscenza pregressa che abbia in relazione al bastone (cioè, che non è spezzato) non ha alcun impatto sul tipo di inferenza visuale che fa il nostro apparato percettivo.
Un caso invece in cui le nostre conoscenze pregresse influenzano la percezione è questo:
Per il semplice osservatore queste che sono raffigurate sono delle nuvole. E queste vengono percepite esattamente come qualsiasi altro tipo di nuvola che vediamo nel cielo. Invece, per l’amante della metereologia quelle raffigurate nella foto non sono delle nuvole, ma dei cirri. In questo caso, il bagaglio di conoscenza dell’amante della metereologica cambia il tipo di percezione che ha.
Ciò che distingue i due casi è che nel primo caso la conoscenza pregressa non ha il potere di cambiare o di rivedere un’inferenza (nel nostro caso visuale), che viene fatta dal nostro sistema cervello/corpo. Possiamo popolare di oggetti scientifici (ma anche artistici) il nostro sguardo, ma fino a un certo punto. Questo vuole dire che la nostra capacità di apprendimento e di scoperta del mondo può certamente cambiare le nostre prospettive, ma ha anch’esso dei limiti.
I limiti in questione però non sono limti che si possono – come dire – superare. Ad esempio, gli esseri umani sbagliano. E in molti casi gli errori si possono evitare. La scienza, ad esempio, è il classico caso in cui vengono istituzionalizzate delle pratiche per correggere i propri errori, attraverso la ripetibilità degli esperimenti, lo scetticismo organizzato, il dovere di rendere pubblici i risultati delle proprie ricerche, ecc.. Tutto questo è finalizzato a formulare delle inferenze sempre più precise rispetto al mondo.
Nel caso delle illusioni, invece, non è possibile niente di tutto questo. In questo senso, le illusioni non sono propriamente degli errori. Dico questo perché, a ben vedere le cose, una semplice illusione ottica non può essere “risolta”. Tuttavia le conoscenze che possiamo produrre proprio attorno a un’illusione – il suo funzionamento – ci può permettere di aggirare l’ostacolo. Questo è il caso, ad esempio, del mago. Vediamo la donna segata in due, ma non chiamiamo l’autoambulanza.
Le illusioni, quindi, non sono propriamente dei nostri errori. Al massimo, sono errori dell’evoluzione, cioè, sono avvenuti nel processo di evoluzione del nostro sistema percettivo. Però anche in questo, attraverso l’evoluzione di forme di conoscenza l’errore può essere quanto meno “aggirato”.
Nei prossimi giorni approfondiremo il discorso della logica delle illusioni, partendo da una domanda specifica: la coscienza è un’illusione?


Commenti Recenti