Morale e conoscenza

29 01 2009

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La morale è un argomento che ricorre spesso nel dr House, sia nell’affrontare alcuni casi particolari (consenso informato, aborto, ecc.), ma anche in generale. Infatti, il personaggio di House è per certi versi rappresentativo di una vera e propria morale, ad esempio, nel modo con cui gestisce i rapporti con i pazienti, ma soprattutto nell’esercizio della sua professione.

Anche se House struttura una sua vera e propria morale, e in diverse puntate sono ampiamente sottolineati alcuni sui elementi “anarcoidi”, in realtà il nostro caro dottore non è al di sopra delle regole. Certo, ve ne sono alcune che viola sistematicamente, ma come dimostra il video sopra, House si attiene scrupolosamente a una norma del tutto condivisibile: salvare il paziente. Come ciò avviene non è importante, perché ciò che è importante è farlo. E se c’è qualche ricco miliardario che vuole usare un ospedale per testare nuovi farmaci sulla pelle dei paziente, beh, questo non è accettabile. Non rispettare le regole non vuole dire non avere una morale e fregarsene del prossimo.

In un certo senso la morale di House può essere decritta come una morale delle conseguenze. Cioè, tutto è lecito nella dimensione in cui porta a delle situazioni desiderabili. Ad esempio, è lecito fare pressioni sul paziente affinché accetti di sottoporsi a una terapia, purché ci siano ragionevoli speranze che gli possa salvare la vita. In questo senso, a guardare meglio la questione, House sviluppa un rapporto molto stretto fra la morale e la conoscenza.

Gli esperti di House sanno che le insubordinazioni di House – anche quelle più ecclatanti – non sono mai dettate da capricci e nemmeno, per certi versi, dalla sua cocciutaggine. Ma dalle conoscenze che ha. Infatti, gli “azzardi” di House non sono mai dei salti nel vuoto. E non nascono nemmeno dalla volontà di violare le regole accettate dalla sua collettività a mo’ di spirito cinico. Ma nascono al contrario come conseguenza naturale della sua attività di medico esperto. Quelli che ho chiamato azzardi sono in realtà dei calcoli, frutto di una complessa attività cognitiva, che lo porta a forzare la mano, ma per risolvere il caso, e quindi salvare il paziente di turno. Nascono all’interno di un contesto in cui non basta la semplice volontà di aiutare una persona, ma anche la possibilità di avere quelle conoscenze mediche (e non solo) per farlo veramente.





La scoperta ha una sua logica

6 01 2009

Come è noto lo scopo del Dottor House, come di qualsiasi altro dottore, è quello di scoprire che cosa ha il paziente e di somministrargli la cura opportuna. House però non inventa mai una diagnosi ex novo. Semplicemente la seleziona fra quelle già note. Questo è il caso della abduzione selettiva. L’abduzione selettiva è il nome che viene dato al processo mediante il quale si formulano le diagnosi e le si valutano.

Alcune volte avviene però che la malattia non esiste, perché i sintomi non coincidono con nessuna di quelle conosciute. Occorre quindi inventarle. Il tipo di procedimento non è completamente diverso da quello utilizzato da House. House raccoglie dei sintomi e poi seleziona la diagnosi da una enciclopedia di diagnosi già note. Nel caso delle abduzioni creative ci sono sempre i sintomi. Ma a spiegarli serve una spiegazione del tutto nuova.

Cito un esempio estremamente controverso nella storia della medicina: l’inconscio. Il Dottor Freud aveva visto che nella vita psichica dei suoi pazienti (faceva il medico) vi erano alcuni sintomi ricorrenti. Ad esempio, i sogni, i lapsus, gli atti mancati, i ricordi di cose mai avvenute, e altri ancora. Freud osservò come nessuna delle spiegazioni a disposizione all’epoca fosse in grado di spiegare dei fenomeni, che apparentemente sembravano diversi rispetto al modo di intendere la psiche: né la psicologia (che nasceva in quegli anni), né la fisiologia erano in grado di renderne conto. Ovviamente, l’idea dell’inconscio non era sconosciuta. Tuttavia, Freud fu il primo a ritenere che quei sintomi, fra cui i lapsus, gli atti mancati, i ricordi di copertura, ecc.., potessero essere spiegati, ipotizzando l’esistenza dell’inconscio. Cioè, di una struttura psichica predisposta a gestire i contenuti inconsci della psiche, contrapposta alla coscienza, che invece gestisce quelli consci.

Ovviamente, per l’inconscio, come anche per le nuove malattie, non è sufficiente il pensarle. Ad esempio, posso ipotizzare che quell’essere alato con gli occhi enormi sia una falena. Questo non vuole dire che poi la falena esista per davvero. Occorre infatti capire se poi l’ipotesi, che è stata inventata, possa spiegare sul serio ciò che altre ipotesi conosciute non sono in grado di spiegare.

Questa capacità di inventare letteralmente dei nuovi concetti non è ovviamente qualcosa che riguarda solo la scienza o la medicina. Ma riguarda qualsiasi processo cognitivo. Certo, con altre regole e con altre finalità. Ad esempio, vale anche nel caso della morale. In questo caso i sintomi non sono ovviamente quelli medici. Sono, ad esempio degli avvenimenti che colpiscono particolarmente la nostra sensibilità. Basta pensare al Vietnam. Per la prima volta fu mandata in mondovisione la guerra. Il movimento pacifista nacque come ipotesi morale al fatto che essa non poteva essere più tollerata. Ovviamente, non che in passato la guerra fosse vista come qualcosa di positivo. Ma furono i morti e il sangue diffusi in tutto il globo tramite la televisione, che generarono una serie di anomalie sotto forma di reazioni di disgusto. Ed è da tali reazioni, che alcune elite umane pensarono, che forse era il caso di cambiare idea. Cioè che la guerra fosse in qualunque caso un male.