La morale è un argomento che ricorre spesso nel dr House, sia nell’affrontare alcuni casi particolari (consenso informato, aborto, ecc.), ma anche in generale. Infatti, il personaggio di House è per certi versi rappresentativo di una vera e propria morale, ad esempio, nel modo con cui gestisce i rapporti con i pazienti, ma soprattutto nell’esercizio della sua professione.
Anche se House struttura una sua vera e propria morale, e in diverse puntate sono ampiamente sottolineati alcuni sui elementi “anarcoidi”, in realtà il nostro caro dottore non è al di sopra delle regole. Certo, ve ne sono alcune che viola sistematicamente, ma come dimostra il video sopra, House si attiene scrupolosamente a una norma del tutto condivisibile: salvare il paziente. Come ciò avviene non è importante, perché ciò che è importante è farlo. E se c’è qualche ricco miliardario che vuole usare un ospedale per testare nuovi farmaci sulla pelle dei paziente, beh, questo non è accettabile. Non rispettare le regole non vuole dire non avere una morale e fregarsene del prossimo.
In un certo senso la morale di House può essere decritta come una morale delle conseguenze. Cioè, tutto è lecito nella dimensione in cui porta a delle situazioni desiderabili. Ad esempio, è lecito fare pressioni sul paziente affinché accetti di sottoporsi a una terapia, purché ci siano ragionevoli speranze che gli possa salvare la vita. In questo senso, a guardare meglio la questione, House sviluppa un rapporto molto stretto fra la morale e la conoscenza.
Gli esperti di House sanno che le insubordinazioni di House – anche quelle più ecclatanti – non sono mai dettate da capricci e nemmeno, per certi versi, dalla sua cocciutaggine. Ma dalle conoscenze che ha. Infatti, gli “azzardi” di House non sono mai dei salti nel vuoto. E non nascono nemmeno dalla volontà di violare le regole accettate dalla sua collettività a mo’ di spirito cinico. Ma nascono al contrario come conseguenza naturale della sua attività di medico esperto. Quelli che ho chiamato azzardi sono in realtà dei calcoli, frutto di una complessa attività cognitiva, che lo porta a forzare la mano, ma per risolvere il caso, e quindi salvare il paziente di turno. Nascono all’interno di un contesto in cui non basta la semplice volontà di aiutare una persona, ma anche la possibilità di avere quelle conoscenze mediche (e non solo) per farlo veramente.

Commenti Recenti