
Vorrei lanciare una provocazione, che suona più o meno così: le conoscenze e le grandi scoperte che hanno portato le società umane a primeggiare sono state più o meno il prodotto del lavoro di elite o di aristocrazie. E l’avvento della democrazia ha solo favorito la loro distribuzione verso tutti i ceti della popolazione, indipendentemente dal censo o dal sangue.
Quindi, per semplificare ulteriormente, sembrerebbe che l’idea che anche le masse in democrazia entrino all’interno nel mondo della conoscenza si basa essenzialmente sull’aver confuso la sua produzione con la distribuzione: la prima farebbe leva essenzialmente su una dimensione fortemente aristocratica (non la possono fare tutti), mentre solo la seconda avrebbe a che fare con la democrazia (la conoscenza disposizione di tutti).
Lancio questa provocazione perché alcuni hanno sostenuto che l’avvento della società della rete ha contribuito a cambiare questa logica. Alcuni anni fa, ad esempio, Howard Rheingold scriveva un libro dal titolo Smart Mobs (masse intelligenti, letteralmente), in cui sosteneva l’emergenza di forme autorganizzate di produzione della conoscenza, estremamente flessibili e totalmente decentrate. La promessa stessa della cosiddetta e-democracy costituisce un altro esempio.
Solo recentemente sono stati sollevati alcuni dubbi sulla potenzialità delle masse di contribuire in modo collettivo alla produzione della conoscenza. Ad esempio, nel libro di Andrew Keen, The cult of the Amateur (Il culto del dilettante), viene presentata una violenta polemica con l’idea che tutti siano produttori di conoscenza.
Già ventidue secoli fa lo scrittore e storico greco Polibio aveva brillantemente individuato una dinamica, che forse ci può essere d’aiuto per destreggiarsi all’interno di questo tema. Polibio riteneva che in corrispondenza delle tre principali forme costituzionali, monarchia, aristocrazia, democrazia, se ne potessero individuare le rispettive forme degenerate: tirannia, oligarchia e infine oclocrazia. Proprio quest’ultima ci può aiutare a capire meglio il problema.
L’oclocrazia è sostanzialmente caratterizzata dalla dittatura delle masse, la quale porta progressivamente lo stato e i suoi beni in rovina. Per Polibio una delle cause della degenerazione della democrazia in oligarchia è il raggiungimento e il consolidamento di un certo livello di standard di vita diffuso in tutta la popolazione. Questo porta le masse a dare per scontato valori quali l’uguaglianza e la libertà e pensare di poter fare molto più di ciò che è in loro potere.
Il ragionamento di Polibio è in stretta analogia con ciò che avevamo discusso in qualche post fa riguardo la trasparenza della conoscenza: a un certo punto la diffusione capillare della conoscenza porta la società a darla per scontato, perché uno degli effetti principali della conoscenza è di semplificare la vita. Ma una volta che la si da per scontato – diventa cioè trasparente, proprio come un artefatto che utilizziamo tutti i giorni senza accorgercene – la si sotto-valuta, le si da meno valore e di conseguenza aumentano i pericoli di un regresso.
Ecco dunque che arriviamo alla domanda principale, che mi pongo in questo post: l’idea che vi siano grazie alle nuove tecnologie delle smart-mobs trova un sostegno reale, oppure è il frutto di una oclocratizzazione della conoscenza? Siamo di fronte a un reale empowerment delle masse? Oppure stiamo pericolosamente debordando verso una e-ochlocracy?
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