Medioevo cognitivo

19 06 2008

Non so se Polibio aveva questa immagine, ma io l’oclocrazia me la immagino come un enorme tritacarne cognitivo. Come abbiamo scritto in qualche post fa, la degenerazione della democrazia – l’oclocrazia o come la chiamano gli inglesi mob rule – decostruisce le nicchie cognitive faticosamente costruire nel tempo dalle comunità umane e porta a un generale impoverimento cognitivo. Insomma, la conoscenza diventa un rifiuto facilmente smaltibile…

Forse questo problema tocca da vicino solo coloro i quali hanno la passione per la conoscenza come un’ideologia spontanea, ma se la storia è maestra di vita, forse possiamo avanzare un argomento, che non so quanto ci possa far star tranquilli.

E già successo in un passato non recente, ma neanche tanto remoto, che a un certo punto l’unico modo per salvare la conoscenza fu quello di prendere i libri e murarli in edifici fortificati chiamati monasteri; gli studiosi, quelli che oggi chiameremmo “knowledge carriers”, tolti di mezzo e rinchiusi dentro con la scusa – l’unica socialmente accettabile – di coltivare il culto della divinità di turno, cioè, i monaci.

Quello fu l’unico metodo che se non altro consentì di non disperdere secoli di conoscenza, che, dopo un lungo purgatorio, avrebbe portato alla rinascita delle arti, della tecnica e addirittura alla nascita di una forma completamente nuova (o quasi) di conoscenza: la scienza.

Speriamo di non arrivare fino a quel punto…anche se a me certi ricercatori non sembrano poi così tanto diversi da quei monaci che ogni tanto si vedono nei film in costume…





Oclocrazia e conoscenza – parte seconda

30 05 2008

Continuiamo il discorso su oclocrazia e conoscenza, approfondendo brevemente la questione riguardante l’oclocrazia e il web. Parliamo questa volta di wikipedia. Si trovano in commercio diversi libri e articoli, che hanno cercato di analizzare il fenomeno wikipedia. Alcuni hanno sostenuto che wikipedia sia sostanzialmente un modo collaborativo – diciamo anche democratico – di costruzione del sapere. Non voglio entrare nella discussione, ma solo porre all’attenzione due punti fondamentali in connessione con la tesi sull’oclocrazia e la conoscenza.

Il primo punto è che prendere sul serio wikipedia vuole dire essenzialmente considerarla come uno strumento non di produzione di conoscenza, ma di distribuzione. Le due cose non sono separate, perché una buona distribuzione delle conoscenze ha qualche effetto non trascurabile sulla loro produzione. Tuttavia è banale osservare come un’enciclopedia è sostanzialmente un mezzo di trasmissione del sapere più o meno consolidato. A nessuno per ora è venuto in mente di pubblicare una ricerca su wikipedia, ma si preferisce ancora il medium tradizionale, una rivista scientifica.

Il secondo punto è – come dire – una velata conferma dell’idea che la produzione di conoscenza ha a che fare essenzialmente con delle elite. Wikipedia rende pubbliche una serie di statistiche relative all’uso che gli utenti ne fanno e notiamo una cosa molto interessante, che ci fa comprendere come è difficile pensare che vi sia una collaborazione del tutto uniforme a un prodotto di conoscenza, wikipedia inclusa. Stando alle statistiche relative all’ottobre 2006 (non ci sono dati più recenti per quanto concerne la sezione inglese), abbiamo i seguenti dati:

  • N. nuovi articoli pubblicati giornalmente: 2 mila;
  • N. utenti attivi con almeno 10 contributi totali: 156 mila;
  • N. utenti attivi con almeno 5 contributi per mese: 44 mila;
  • N. utenti attivi con almeno 100 contributi per mese: 4 mila.

Questi dati sono estremamente importanti se confrontati con il volume totale di utenti e il numero di articoli apparsi su wikipedia, perché sembrano supportare l’idea dei piccoli numeri: un gruppo ristretto di persone – un’elite – può in realtà generare un effetto collettivo di una certa portata, una sorta di gift for the commons, da contrapporre al ben più famoso tragedy of the commons.





Oclocrazia e conoscenza

27 05 2008

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Vorrei lanciare una provocazione, che suona più o meno così: le conoscenze e le grandi scoperte che hanno portato le società umane a primeggiare sono state più o meno il prodotto del lavoro di elite o di aristocrazie. E l’avvento della democrazia ha solo favorito la loro distribuzione verso tutti i ceti della popolazione, indipendentemente dal censo o dal sangue.

Quindi, per semplificare ulteriormente, sembrerebbe che l’idea che anche le masse in democrazia entrino all’interno nel mondo della conoscenza si basa essenzialmente sull’aver confuso la sua produzione con la distribuzione: la prima farebbe leva essenzialmente su una dimensione fortemente aristocratica (non la possono fare tutti), mentre solo la seconda avrebbe a che fare con la democrazia (la conoscenza disposizione di tutti).

Lancio questa provocazione perché alcuni hanno sostenuto che l’avvento della società della rete ha contribuito a cambiare questa logica. Alcuni anni fa, ad esempio, Howard Rheingold scriveva un libro dal titolo Smart Mobs (masse intelligenti, letteralmente), in cui sosteneva l’emergenza di forme autorganizzate di produzione della conoscenza, estremamente flessibili e totalmente decentrate. La promessa stessa della cosiddetta e-democracy costituisce un altro esempio.

Solo recentemente sono stati sollevati alcuni dubbi sulla potenzialità delle masse di contribuire in modo collettivo alla produzione della conoscenza. Ad esempio, nel libro di Andrew Keen, The cult of the Amateur (Il culto del dilettante), viene presentata una violenta polemica con l’idea che tutti siano produttori di conoscenza.

Già ventidue secoli fa lo scrittore e storico greco Polibio aveva brillantemente individuato una dinamica, che forse ci può essere d’aiuto per destreggiarsi all’interno di questo tema. Polibio riteneva che in corrispondenza delle tre principali forme costituzionali, monarchia, aristocrazia, democrazia, se ne potessero individuare le rispettive forme degenerate: tirannia, oligarchia e infine oclocrazia. Proprio quest’ultima ci può aiutare a capire meglio il problema.

L’oclocrazia è sostanzialmente caratterizzata dalla dittatura delle masse, la quale porta progressivamente lo stato e i suoi beni in rovina. Per Polibio una delle cause della degenerazione della democrazia in oligarchia è il raggiungimento e il consolidamento di un certo livello di standard di vita diffuso in tutta la popolazione. Questo porta le masse a dare per scontato valori quali l’uguaglianza e la libertà e pensare di poter fare molto più di ciò che è in loro potere.

Il ragionamento di Polibio è in stretta analogia con ciò che avevamo discusso in qualche post fa riguardo la trasparenza della conoscenza: a un certo punto la diffusione capillare della conoscenza porta la società a darla per scontato, perché uno degli effetti principali della conoscenza è di semplificare la vita. Ma una volta che la si da per scontato – diventa cioè trasparente, proprio come un artefatto che utilizziamo tutti i giorni senza accorgercene – la si sotto-valuta, le si da meno valore e di conseguenza aumentano i pericoli di un regresso.

Ecco dunque che arriviamo alla domanda principale, che mi pongo in questo post: l’idea che vi siano grazie alle nuove tecnologie delle smart-mobs trova un sostegno reale, oppure è il frutto di una oclocratizzazione della conoscenza? Siamo di fronte a un reale empowerment delle masse? Oppure stiamo pericolosamente debordando verso una e-ochlocracy?