Pensare “in segni” e la “mente” degli artefatti

16 12 2007

Il grande filosofo Charles Sanders Peirce contribuì in modo decisivo alla riscoperta dell’abduzione e di quella che poi verrà etichettata con il termine “logica dell scoperta”. Nello specifico Peirce capì una cosa allo stesso tempo semplice, ma estremamente affascinante: che le attività cognitive sono attività segniche, cioè, attività che coinvolgono segni o indizi, se preferite. Detta in termini rozzi, siamo tutti degli investigatori, perché la nostra relazione con il mondo si basa sulla nostra capacità di “inferirlo”. Certamente, alcune inferenze le compiamo in modo ormai automatico, perché il nostro rapporto con il mondo si è stablizzato attraverso l’evoluzione, ma sempre di interenze si trattano.

Ora, nel compiere queste inferenze certamente l’organo che è maggiormente coinvolto è il cervello, ciò che sta dentro la nostra testa, per dirla in modo semplice. Ma non solo. Gli esseri umani sono anche degli ingegneri cognitivi nella dimensione in cui riescono a modificare l’ambiente circostante al fine di ottenere “segni migliori”, per poter esibire delle inferenze sempre più precise e controllabili. Questa attività sfocia nella costruzione di artefatti, come il computer, il microscopio, etc.

Ora, la possibilità di esibire un numero di inferenze sempre più complesse e articolate non dipende però solo dal nostro cervello, ma anche dalla continua interazione proprio con questi artefatti che costruiamo e/o che ereditiamo dalle generazioni precedenti. Ad esempio, House usa spesso una lavagna, un semplicissimo artefatto, sicuramente, ma che ha una funzione, che il cervello da solo non potrebbe esibire: quella di sostegno ai nostri pensieri. In che senso? In primo luogo la lavagna fornisce un aiuto in termini di memoria: una volta che scriviamo la parola rimane “lì”. Secondo, ci consente di manipolare la nostra attenzione, permettendoci di tenere una o più parole davanti ai nostri occhi. In ultima istanza, ci aiuta nel “ragionarci su”. In questo modo la nostra capacità di percepire segni e di ricavare le inferenze migliori viene aumentata.





Ragionamenti basati su modelli

12 11 2007

Vi sono alcuni tipi di ragionamento che traggono spunto dall’utilizzo di un modello. Ad esempio, se un architetto deve costruire una casa solitamente sfrutta alcune semplici strategie, che gli consentono di arrivare poi a un progetto. Difficilmente le strategie che utilizzerà saranno inventate sul momento. Più probabile che si affiderà a delle routine o, più semplicemente, a delle procedure che hanno già avuto un certo successo nel progettare una casa. In altre parole, l’architetto nel conseguire il suo obiettivo utilizzerà una serie di ragionamenti, che saranno basati su dei modelli, che lo aiuteranno nell’impresa.

Questi modelli possono essere di vario tipo. Ad esempio, possono essere una serie di istruzioni, oppure delle procedure. In alcuni casi i modelli possono sfruttare anche aspetti, che fanno leva su aspetti non strettamente linguistici o consci. Ecco un esempio interessante presso dal nostro House. In questo caso, House arriva a selezionare la diagnosi corretta utilizzando un tipo di ragionamento basato su un modello squisitamente visuale: avendo come modello il movimento di una molla e quello dell’acqua in una vaschetta, che si muove come un pendolo, House arriverà a ipotizzare che negli occhi del paziente di turno è probabile che ci siano dei vermi.