
Siamo alla puntata 12 della quinta serie. La Cuddy è riuscita finalmente ad adottare un bambino, ma i problemi – come è ovvio – incombono. Ed è a questo punto che Wilson – mr Sensibile – arriva a formulare un argomento, che è degno di nota per coloro i quali sono interessati alla Logica di House. L’argomento di Wilson nel video è il seguente. Le donne arrivano a utilizzare degli standard, che nessun essere umano sarebbe in grado di soddisfare. Meglio sarebbe fare come fanno gli uomini, che si circondano di assistenti al lavoro e di baby sitter a casa. Cioè, chiedono aiuto, perché si accorgono che non possono farcela da soli.
Il discorso di Wilson ingloba implicitamente una nozione di errore, che mi pare interessante analizzare. L’errore in questione riguarda proprio il fatto di fissare degli obiettivi (e di conseguenza degli standard), che, date le risorse a disposizione, sarà impossibile raggiungere. Cioè, non sbagliamo perché non consideriamo delle informazioni, formuliamo delle inferenze sbagliate o perché siamo distratti; sbagliamo perché non siamo in grado di valutarci. E di conseguenza non siamo in grado di selezionare degli obiettivi alla nostra portata, quindi degli standard realistici.
Il caso della Cuddy è esemplare. È una donna in carriera e le risorse che può destinare alla cura parentale – essendo per altro single – sono limitate. Non c’è nulla di male in questo. Essere figli di persone in carriera ha i suoi lati positivi. Il problema è se ce lo si dimentica.
Questo è anche un problema che riguarda gli esseri umani come agenti cognitivi. Quando siamo fallaci e basta? E quando siamo fallaci, perché non possiamo essere altrimenti date le nostre risorse? Quante volte abbiamo visto delle persone fare dei ragionamenti campati per aria? Pensiamo al caso di generalizzazioni fatte su un campione di dati assai limitato del tipo “ho visto una donna posteggiare male, allora tutte le donne posteggiano male”. Certo, è un ragionamento fallace. Ma pensiamo anche al caso analogo del bambino che si scotta sulla piastra una volta e da questo inferisce che tutte le piastre potrebbero scottargli la mano. È un ragionamento del tutto fallace anche questo, eppure funziona nella realtà. Perché funziona? Perché, date le risorse estremamente ridotte di un bambino, il fatto di capire – anche da un singolo esempio, che è il caso di non toccare la piastra, ha una sua importanza. Diremmo che è un errore? No di certo. E perché? Perché anche a livello intuitivo capiamo che gli errori hanno sempre un qualche collegamento con il fatto di fare qualcosa, che sappiamo già che non saremmo in grado di fare.
Ovviamente, vale anche il discorso inverso. Se un errore è tale quando si selezionano degli obiettivi, che non sono chiaramente alla nostra portata per le risorse richieste, è un errore anche pensare di selezionare obiettivi al di sotto delle nostre capacità. Immaginate uno scienziato, che basi la sua teoria della piastra, che scotta, solo in base a un tentativo e alla sensibilità dei suoi polpastrelli. Beh, difficilmente sarebbe ritenuto uno scienziato. Verrebbe sbattuto fuori dal suo dipartimento per incompetenza. Questo perché le risorse a disposizione di uno scienziato non sono quelle del bambino o dell’uomo della strada. E quindi gli standard richiesti e gli obiettivi formulati saranno certamente obiettivi e standard assai più elevati.
Il caso dello scienziato dimostra un secondo aspetto interessante relativo agli standard. Che essi cambiano. Le conoscenze, che uno ha, ma soprattutto il contesto, in cui uno si trova ad agire, modificano le nostre risorse e quindi gli standard che potremmo impegnare. E forse è questa la ragione per cui una persona può al mattino pretendere, che il medico utilizzi tutti gli strumenti scientifici del caso per curarla e, al contempo, la sera seguire i tarocchi della maga. Due contesti differenti, quindi due standard differenti. L’importante è non confonderli.
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