Un grande filosofo americano del IXX secolo, Charles Sander Peirce sosteneva che l’uomo è un segno esterno. Cosa vuole dire che l’uomo è un segno esterno? Vuole dire che in ultima analisi sappiamo di esistere, perché ci sono dei segni, che siamo in grado interpretare. Lasciamo perdere, se le nostre interpretazioni sono giuste o sbagliate. Il punto è che inferiamo l’esistenza di qualcosa – anche di noi stessi – dal fatto che ci sono dei segni. Nel caso di House i segni sono i sintomi. E dai sintomi cerchiamo di risalire alle cause, cioè, alla malattia, che ne spiega la presenza.
Ora, nel video la ragazza introduce questo argomento dicendo che “tutto deve avere un significato”. Perché, esattamente come ci sono dei sintomi, e quindi ci deve essere una malattia che li spieghi, così vale per tutte le altre cose. Ora, la risposta di House è interessante, perché le risponde che tutto ciò che ha valore sta qua giù.
La risposta di House inserisce il discorso della natura dei segni (o dei sintomi). Se conosciamo attraverso i segni, che sono sintomatici di ciò che esiste, quale è la loro natura? La risposta di House è che i segni sono tutto ciò che sta in questo mondo. Ed è una conclusione apparentemente logica: non possiamo pensare senza segni, come non possiamo formulare diagnosi senza i sintomi.
Il problema è che alcuni segni – non tutti – sono costruiti. Una parola in natura non esiste, ma nel momento in cui si inventano carta e penna sì. Ad esempio, se apro il computer e scrivo “DIO”, beh, quello è un segno a tutti gli effetti. E, diventando un segno, necessita di una spiegazione. Alcuni diranno che DIO è spiegato dal fatto che ogni cosa creata deve avere un creatore. Altri diranno che è spiegato dal desiderio dell’uomo di andare oltre la morte. E così via. Il punto però è che una volta che il segno esiste, immediatamente questo crea la realtà, nella dimensione in cui genera delle possibili interpretazioni e dei significati.
Ovviamente, proprio perché un segno genera delle interpretazioni, tutto è un segno, ma non tutti i segni hanno lo stesso peso. Vi sono infatti segni, che aiutano o contribuiscono a formulare delle interpretazioni o delle spiegazioni, che poi si possono rivelare molto attendibili. E questo è il caso dei segni della scienza.
La scienza è quella pratica cognitiva, che si è interessata a costruire dei segni particolari – le evidenze empiriche – che potessero portare a spiegazioni, che funzionassero più di altre nel mondo. Che ci aiutassero, cioè, ad aumentare il nostro potere di comprensione dei fenomeni che ci stanno attorno. La risposta di House va in questa direzione. Non è tanto considerare solo i segni che stanno “qua giù”, ma il problema di controllare questi segni, in modo tale che dietro ad essi non si celino delle fate morgane, ma delle realtà, attraverso cui poter basare le nostre interpretazioni e le nostre scelte più importanti.


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