La terza serie si conclude con il nostro caro Dr House che rimane appiedato dal suo team: c’è chi viene licenziato e chi decide che ha avuto tutto ciò che poteva avere da House e se ne va.
Già nella prima serie abbiamo avuto qualcosa di simile. Un facoltoso uomo d’affari diventa, a seguito di una lauta donazione, presidente del consiglio d’amministrazione dell’ospedale. Il neo-presidente sembra avere qualche dubbio sulla “produttività” di House e del suo team, così chiede al nostro dottore di licenziare uno dei suoi collaboratori. House obbedisce e informa i suoi collaboratori che uno di loro verrà licenziato.
Quello che House struttura è una sorta di dilemma: se foste Cameron, Foreman o Chase, cosa fareste? Quale la strategia migliore per assicurarvi il posto?
Conviene cercare di mostrare il proprio valore quanto è possibile? Mostrare l’incapacità di uno degli altri due o di entrambi? Coalizzarsi con uno dei due per mobbizzare il terzo? Oppure continuare a fare il proprio lavoro nel migliore dei modi, sperando che alla fine House non licenzi nessuno?
Questo genere di problemi di strategia è studiato dalla Teoria dei giochi. La teoria dei giochi è un campo di studi, che coinvolge diverse discipline, dall’economia alla matematica, passando per la biologia. Lo scopo della teoria dei giochi è quello di formalizzare le varie strategie in campo all’interno di giochi fra diverse persone e mostrare quale è quella più razionale, tenendo conto delle scelte individuali e degli effetti che queste possono avere collettivamente.
Il caso citato da House è una variazione del dilemma che viene chiamato tecnicamente “Dilemma del prigioniero”. In questo dilemma vi sono due persone, che vengono incolpati di un furto e messe in due cellule separate senza possibilità di comunicare. Ora, ciascuno dei due può proclamarsi innocente oppure confessare il crimine. Nel caso in cui nessuno dei due confessi, entrambi prenderanno 5 anni. Se uno confessa e l’altro no, il primo prenderà 10 anni e il secondo verrà rilasciato. Mentre se entrambi confessano, la pena sarà per entrambi ridotta a 2 anni.
Cosa dimostra il dilemma del prigioniero? Il dilemma del prigioniero dimostra che la scelta migliore dal punto di vista del singolo – non confessare – non lo è invece dal punto di ciascuno, dal punto di vista, cioè, che amalgama le scelte individuali. Nel nostro caso, infatti, la scelta di confessare sarebbe la migliore, SE E SOLO SE anche l’altro facesse lo stesso. In caso contrario, sarebbe la peggiore. Del resto, se non confessassimo, rischieremmo comunque di assicurarci non il migliore dei risultati, ma quello che in gergo è chiamato sub-ottimale.
Ecco come finisce la questione:
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