La logica con cui House indovina la malattia è una “logica”, che in realtà gli esseri umani usano quotidianamente per una vastissima classe di fenomeni. Ovviamente, nella maggior parte dei casi non ce ne accorgiamo, ma è così. Oggi vorrei mostrare come la logica di House può esserci utile per analizzare il caso del testamento biologico, visto che il tema è di stretta attualità (va beh, per noi lo è).
Una delle obiezione che viene di solito sollevata in merito al testamente biologico è relativa al fatto che si tratterebbe di un caso, in cui ci troveremmo a decidere in merito a una situazione troppo distante da noi, emotivamente e cognitivamente. Per cui sarebbe forse troppo facile decidere e poi cambiare idea. Questa è sostanzialmente il principale contro-argomento, al di là del merito, se la vita sia sacra o meno.
Ora, la logica di House ci viene in soccorso per analizzare questo caso. Coloro i quali vedono il Dr House sanno benissimo, che, durante il corso della puntata, House e il suo team continuano a rivedere le diagnosi formulate. Questo perché nel processo vengono fuori nuovi sintomi, che concorrono nella selezione della malattia. Questo elemento è tipico di quelli che vengono chiamati ragionamenti non-monotonici, cioè, quei ragionamenti in cui le conclusioni possono cambiare, perché si ottengono nuove informazioni. Vediamo un attimo nel dettaglio.

Prendiamo un classico ragionamento deduttivo del tipo:
Tutti gli uomini sono mortali,
Socrate è un uomo.
Quindi, Socrate è mortale.
Se le premesse sono vere, la conclusione segue necessariamente. La deduzione consente di arrivare a conclusioni sempre certe. Questo ragionamento è monotonico. Perché? Perché anche aggiungendo ulteriori dati, la conclusione non cambia. Ad esempio, possiamo dire che Socrate ha il naso grosso, che è basso, che è stupido, che la conclusione “Socrate è mortale” non viene minimamente intaccata.
Supponiamo invece di fare un tipo di ragionamento alla House, del tipo:
Tutti gli uomini sono mortali,
Socrate è mortale.
Quindi, Socrate è un uomo.
Qui le cose cambiano. Dalle premesse non segue necessariamente che Socrate sia un uomo. È solo un’ipotesi. Potrebbe essere un gatto, che è altrettanto mortale. E proprio perché non c’è un legame necessario fra le due premesse e la conclusione, nuove informazioni possono modificare la nostra conclusione. Ad esempio, se aggiungo che “Socrate ha la coda” o che “Socrate va a quattro zampe”, le cose cambiano e inducono a rivedere la mia conclusione. Questo è chiamato tecnicamente il carattere non-monotonico dei ragionamento ipotetici (abduzione).
Questo elemento è comune con il caso del testamente biologico. In realtà, l’obiezione sul fatto che potremmo cambiare idea è abbastanza ovvia, proprio perché il tipo di ragionamento che viene utilizzato è sempre revedibile, esattamente come nel caso delle diagnosi di House. Il problema, semmai, non è il carattere provvisorio delle nostre decisioni o delle spiegazioni che formuliamo. Quello è un dato di fatto. Il problema è invece quello di prendere delle decisioni o formulare spiegazioni, che siano le migliori possibili, dati i nostri dati a disposizione.
In realtà, coloro i quali sono a favore del testamente biologico sostengono la necessità di permettere in ogni momento di rivedere le proprie decisioni, perché è riconosciuta la possibilità di poter cambiare idea. A questo va aggiunto un secondo elemento importante: ma chi lo dice che le decisioni prese a caldo siano le migliori? Perché dovremmo “trovarci in quel momento” per decidere? Non potrebbe essere questo un limite?
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